Il Trono di Spade: pro e contro di Oathbreaker. I voti in anteprima dell’episodio 6x3

di Giorgio Viaro - 10-05-2016

Carne fresca a Winterfell



Jon Snow è vivo, evviva Jon Snow. Abbracciatelo però con un po’ di cautela, perché era morto fino a 5 minuti fa e tutte quelle pugnalate gli fanno male quando ride.
Mentre Melisandre sproloquia di dei che riportano la gente in vita, è Ser Davos a fare il punto su tutta la faccenda con un minimo di buon senso: “Questa cosa è totalmente senza un cazzo di senso, a mio parere”.
Voto al pragmatismo di Ser Davos: 8

Nel frattempo, in mezzo al mare, Sam senior continua a vomitare, mentre Sam junior è cresciuto moltissimo, direi quasi in modo eccessivo, anche se a me resta sempre un po’ oscuro il modo in cui passa il tempo a Westeros spostandosi da uno scenario all’altro.
Voto alla curiosità morbosa con cui Gilly osserva il compagno vomitare: 5. Bizzarro e un po’ inquietante.

A proposito di gente che cresce in modo eccessivo rispetto alle varie storyline, l’ennesimo viaggio nel passato di Brandon è utile soprattutto a confermare una volta di più quanto sia diventato alto il ragazzo e quanto sia enorme il suo naso.
Durante il flashback il giovane Stark assiste alla fine poco gloriosa del formidabile Ser Arthur Dayne, scopre uno scheletro nell’armadio di papà, e resta con la curiosità di chi stia nella Torre.
Voto alle coreografie del combattimento all’arma bianca: 9. Figo.
Voto a Max von Sydow in versione “Albero Saggio”: 3. Una volta lavorava con Bergman.

Khaleesi continua a tirarsela, ma al villaggio Dothraki di vedove come lei ce ne sono a mucchi, e la manfrina non funziona. Tra l’altro la denudano ma non scatta il topless, a testimonianza di quanto sia cresciuto il suo potere contrattuale in questi sei anni.
Siamo tutti qui che aspettiamo i draghi.
Voto al drastico calo di nudi in quella che una volta era conosciuta come la serie in cui tutti sono nudi: 4.

Intanto a Meereen, ognuno fa la sua parte: Varys suda e Tyrion prova a spiegare il Monopoli a Missandei e Verme Grigio. Poche soddisfazioni per il secondo, mentre almeno il primo scopre chi c’è dietro al complotto dei Figli dell’Arpia: tutti.
Qui c’è un passaggio poco chiaro su come vogliono risolvere la faccenda Varys e Missandei, tramite gli “uccellini”, ma chiamarli in causa serve comunque a ritornare a King’s Landing, dove Qyburn sta comprando la complicità dei bimbi-spia a suon di prugne dolci.

Nel frattempo Tommasino va dall’Alto Passero tutto incazzato, ma l’Alto Passero - che non è mica nato ieri - comincia a recitare la parte del nonno buono e nel giro di cinque minuti Tommasino finisce a reggergli il braccio e chiedergli la paghetta.
Voto alla incrollabile forza di volontà di Tommasino: 2.

Pensavo che con il ritorno nella Casa del Bianco e del Nero, Arya avrebbe smesso di prendere bastonate in faccia e rispondere alle solite domande, e invece gliene toccano un altro po’, fino a che - come previsto - non riacquista la vista.
Dopo tre puntate di Fight Club a Braavos, è auspicabile che anche da queste parti ricominci a succedere qualcosa.

Dove non mancano mai le soddisfazioni, è a Winterfell. Qui il problema è uno solo, e cioè che Ramsay, avendo più o meno stuprato, tradito e ammazzato tutti, in assenza di passatempi è sprofondato nell’apatia. Ci pensano per fortuna gli autori a fornire carne fresca e buon umore, facendogli recapitare a tavola Rickon Stark, Osha e una testa mozzata di metalupo.
E via, si ricomincia.

Voto alle zone di Westeros in cui succedono sempre le stesse cose: 2 e 8. Dipende dalle zone, e dalle cose.

Chiusura alla Barriera, con l’impiccagione dei traditori (ciao Olly, ci mancherai proprio tanto, vai vai) e colpetto di scena finale, con Jon che molla il mantello, lascia i Guardiani, e se ne va mezzo svestito da Castle Black, mentre tutti lo guardano un po’ perplessi.
“Almeno mettiti un golfino, che sei già morto una volta”.

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