Il Trono di Spade: pro e contro di The Door. I voti dell’episodio 6x5

di Giorgio Viaro - 30-05-2016

Chiudi bene, che passano gli spifferi



Quella che resterà probabilmente nota come una delle puntate più commoventi di tutta la serie, ha allo stesso tempo una chiave di lettura linguistica che la rende un po’ ridicola.

Il fatto davvero toccante è che l’intero destino di Hodor sia racchiuso in un gesto di sacrificio. Lui, che ben addestrato sarebbe potuto diventare un grande guerriero, muore restando un uomo pacifico. Non c’è mai ferocia e l’atto finale del suo viaggio a Westeros è un atto di contenimento, una forma di resistenza.

Hodor, Hold the Door: portare il destino nel nome, ed esaurirsi in esso.

Ecco, tutta questa storia, non solo suggestiva ma ben congegnata per l’uso che fa dei viaggi nel passato di Nasone, acquisisce improvvisamente tutt’altra sfumatura se consideriamo che in italiano - come mi fa notare la solita lettrice attenta alle singolarità linguistiche - “Hold the Door” diventa “Tieni la porta”, e dunque “Hodor” diventa: TORTA.

Cioè il gigante di Bran avrebbe ripetuto “Torta! Torta!” per sei stagioni, dando l’impressione di elemosinare senza sosta crostate e millefoglie, e inducendo parecchi dubbi sulle ragioni della sua obesità.

Voto ai paradossi linguistici: 9.

Voto a chi segue la serie doppiata e si è beccato la fregatura di tutte le fregature: 6. Peccato, ma fatti vostri.

Voto a Nasone che continua a farsi i comodi suoi nel passato creando casini: 1.

A Castle Black succedono intanto parecchie cose, tipo Lord Baileys che mette su la faccia tosta delle grandi occasioni fingendo di non conoscere i passatempi romantici di Cane Pazzo Bolton: «Giuro, pensavo fosse un tipo da candele profumate».

Sansa magari non è sveglissima, ma questa veramente non se la può bere, tanto più che ancora si gratta le cicatrici, e decide di rispedire Ditocorto da dove è venuto. Intanto Jon, Davos e la stessa Sansa tirano fuori matite e block notes e cominciano a far di conto per capire se tra Bruti e Tully sono abbastanza da mettere paura a Bolton e alleati. Qui inizia la solita esplosione di cognomi delle famiglie del Nord che mi obbliga a mettere il cervello in stand by per un paio di minuti.

Cervello che viene rimesso in moto dall’ormai proverbiale “Sguardo Tormund”, la cui efficacia su Brienne mi pare ancora tutta da dimostrare. Il metodo di corteggiamento di Tormund assomiglia a quello di un muflone, e a posteriori tutte le storie che aveva fatto con Jon quando ancora era un verginello non zombie e passava le notti legato a Ygritte, perdono completamente di autorevolezza.

Voto a Podrick che continua a non avere battute ma da un paio di puntate ha sempre lo sguardo incazzato: 5. Chissà se prima o poi gli costruiranno una sottotrama decente tutta per lui.

I segmenti a Braavos per me restano i più folli e inclassificabili. Mi pare cioè che tutta la serie segua alcune logiche comuni, e poi improvvisamente quando si arriva da queste parti con Jaqen che straparla e Arya che prende pigne in faccia, tutto finisca a carte quarantotto. In realtà non è nemmeno una critica, anzi: davvero ci si può aspettare qualunque cosa, e mi sembra bello.

Per dire: Ramsay tortura; Daenerys predica; Tyrion fa il cabaret; Nasone combina casini; Jon è sfiduciato. Ma a Braavos la direzione degli eventi è sfuggevole, e può capitare perfino che Arya debba improvvisamente ammazzare un’attricetta mai vista prima.

Per farlo, assiste a una surreale rievocazione teatrale della morte del padre, uno dei momenti più suggestivi e inclassificabili di questa stagione… non fosse che viene improvvisamente interrotto dal primo piano di un prepuzio.

Eh?

Insomma, sono senza parole e senza voto.

Poche novità a Mereen, se non che la pace proposta da Tyrion sembra reggere. Si registra anche l’ingresso in campo di una nuova sacerdotessa rossa che indica in Daenerys la prescelta, inducendo Varys, che è ben memore della ormai scaduta profezia di Melisandre su Stannis, a torcersi i calzoni in segno di scaramanzia.

Molto più toccante la dichiarazione d’amore di Jorah a Daenerys di fronte a Daario il Piacione, che per una volta se ne resta lì a reggere il moccolo. Al di là dell’aspetto romantico e dei gusti in fatto d’uomini di Daenerys (da Khal Drogo a Jorah è un bel salto nel vuoto in termini di virilità), qui c’è la questione più stringente che Jorah si sta trasformando in un muretto.

Al che la saputella se ne esce con una frase da donna pratica quale è: «Curati e ne riparliamo».

Voto al senso pratico di Daenerys quando si tratta di uomini: 7.

Ancora una volta mi tocca chiudere con le insulse faccende dei Greyjoy, ma per una volta lo faccio volentieri, visto che di cose senza senso ne capitano una quantità notevole in un tempo brevissimo.

A parte il candore con cui Euron ammette di aver ammazzato Balon (che non stava simpaticissimo a nessuno ma era pur sempre il re) senza che si alzi nemmeno uno sbadiglio di protesta, la cosa veramente buffa è che nel tempo necessario a battezzarlo, affogarlo, farlo riprendere e dichiararlo re (possiamo ipotizzare una mezz’ora in tutto), Yara e Theon radunano, mettono in mare e prendono il largo con una flotta di un migliaio di navi. Quando si dice l’efficienza.

Praticamente si portano via tutto quel che c’è di valore nelle Isole di Ferro a parte porcellane, sigari e lenzuola ricamate.

Ma mica è finita qui. Perché Euron, con il ciuffo ancora bagnato, elabora una contromossa che getta tutto il regno (quei 30 o 40 matti che sono rimasti con lui) in un silenzio attonito.

«Chiudete gli asili, e usate donne e bambini per costruire mille navi».

«Eh?».

«Chiudete gli asili, e usate donne e bambini per costruire mille navi».

«Eh?».

E così via.

Voto alle squisite trame militari e politiche dei Greyjoy: 0, sempre.

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