Westworld: gli showrunner spiegano il finale di stagione

di Marica Lancellotti - 06-12-2016

Bisogna aver paura di Dolores?



[Attenzione: il testo contiene SPOILER sul finale di stagione]

Il finale della prima stagione di Westworld è stato, come il motto preferito dei suoi personaggi, un piacere violento. Letteralmente, con morti, sparatorie e rivelazioni, metaforicamente per tutti gli shock che ha regalato al suo pubblico.

Molte domande hanno trovato risposta, molte teorie conferma eppure non sono mancate le sorprese. Una su tutte: il Dr. Ford non era il cattivo, anzi alla fine è arrivato a concordare con il suo vecchio socio, Arnold, rivelando che il suo nuovo racconto è programmato per risvegliare la coscienza degli host: «Abbiamo capito di dover scrivere il personaggio in questo modo già dal pilot» ha rivelato Jonathan Nolan. «Era la nostra opportunità per portare sullo schermo un uomo così ambiguo eppure così grande, le cui azioni avrebbero propagato la propria eco a decenni dalla sua morte. Ci mancava solo il più grande attore vivente per interpretarlo, e l'abbiamo trovato».

Nella puntata finale, però, Ford muore, ucciso da Dolores, esattamente come era successo ad Arnold: «É come quando Arnold diceva "La violenza deve essere reale. La posta in gioco deve essere reale", Ford è di fronte al consiglio direttivo di Delos e quello che sta facendo, in maniera molto drammatica, è togliere la sicura a quel posto» conferma Lisa Joy, co-showrunner di Westworld. «Non si potrà più tornare indietro perchè quello non è semplicemente l'inizio di una nuova narrazione, ci siamo già dentro».

La domanda che tutti si stanno ponendo: Ford è veramente morto? «Quella versione di Ford è definitivamente morta» conferma Jonathan Nolan, aprendo un nuovo interrogativo grande quanto la seconda stagione di Westworld: esistono più versioni di Ford?

L'altro grande interrogativo della serie: Dolores. In molti avevano già ipotizzato che fosse proprio lei Wyatt ma il perchè della sovrapposizione era ancora oscuro. Ora invece sappiamo che è stato Arnold ad "aggiungerle" le caratteristiche del villain per costringerla a compiere la strage insieme a Teddy. É il caso di avere paura di lei? «Immagino che lo vedremo in futuro, è qualcosa che non è semplice ipotizzare» non si sbottona Jonathan Nolan sulla questione. «Chiunque abbia visto e subito le violenze che lei ha visto e subito, non potrebbe reagire diversamente rispetto a come lei comincia a fare alla fine della puntata. Però c'è un punto in cui la propria natura prende il sopravvento sulla logica reazione, e Dolores deve ancora scoprire di che pasta è fatta».

Veniamo, invece, alla grande conferma (perchè ormai mancava davvero solo quella): William e the Man in Black sono la stessa persona. Come si è giunti alla sovrapposizione dei due persoanggi e alla conseguente decisione di agire su diversi piani temporali? «Io e Lisa Joy avevamo quest'idea fin dall'inizio» confessa Nolan «e sapevamo di poterlo fare per la natura non umana della maggior parte dei nostri protagonisti, che essendo robot non possono morire. Sono potenzialmente esseri eterni ma condannati a non capire il mondo che li circonda. Aspetto fondamentale è che non sono in grado di distinguere la realtà dal ricordo, perchè chi li programma non è mai perfettamente certo di aver resettato la loro memoria. Ma, a differenza di quanto capita a noi umani, che siamo in grado di percepire i cambiamenti di memoria, gli host rivivono il ricordo, come immersi in una realtà intensificata in cui sono intrappolati. Volevamo sfruttare questa caratteristica: ecco la decisione di ambientare la storia in decenni diversi. Poi c'era Dolores, che doveva poter toccare la libertà di essere come un'umana, anzitutto attraverso la connessione con qualcuno che umano è davvero. Il primo è Arnold, morto lui è arrivato il secondo, William, che doveva, però, trasformarsi man mano in un nemico: l'uomo in nero».

Maeve e il suo desiderio di fuggire dal parco: vedremo mai il mondo esterno a Westworld e le interazioni tra host al di fuori del parco? I due showrunner sono piuttosto chiari a riguardo: «Fin dall'inizio volevamo che la narrazione seguisse un insieme semplice di regole: come gli host non sanno nulla sul mondo reale che circonda Westworld, così il pubblico non doveva sapere. Qualcosa in più, dentro e fuori dallo schermo, si capirà solo col trascorrere delle stagioni. La serie si chiama Westworld, quindi è chiaro che il centro di tutto è e resterà il parco. Ma i robot stanno diventando curiosi circa un dettaglio: quante sono le opportunità per loro al di fuori di quella storia ambientata nell'Old West. Ed è proprio lì che li stiamo portando».

Appuntamento, dunque, al 2018 con la seconda stagione.

Fonte: THR

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