Le ottime ragioni per recuperare Narcos: lo stile di José Padilha

di Marica Lancellotti - 18-03-2017

Dopo la discutibile prova di "RoboCop", il regista brasiliano torna ai fasti di "Tropa de Elite"



Abbiamo fin qui parlato di ambientazione latinoamericana, della spinosa questione linguistica, fino ad arrivare a definire Narcos la migliore esperessione del realismo magico in TV, e tutto questo rispecchia lo stile già ampiamente ammirato di José Padilha, colui che della serie è co-creatore, produttore esecutivo e regista.

Le sue radici culturali hanno poco a che vedere con il cinema, perchè José inizialmente studia economia e politica internazionale, ma i suoi sogni, fin da bambino, sono sempre stati di celluloide e così, nel 1997 fonda una piccola società di produzione con un unico intento: realizzare documentari che scavino nella complicata vita politica, economica e sociale del suo amato Brasile. Il primo film di cui è anche regista è Ônibus 174, successo di critica, che ricostruisce un tragico episodio avvenuto a Rio de Janeiro nel 2000, a cui segue l'anno dopo Brazil's Vanishing Cowboys. Ma il successo internazionale e la consacrazione arrivano nel 2007 con il primo lungometraggio di finzione, Tropa de Elite - Gli squadroni della morte, Orso d'oro a Berlino nel 2008. Viaggio nell'animo dilaniato di un Paese che non sa amare i suoi figli e di ufficiali sempre più divisi tra dovere e umanità, Tropa de Elite è da una parte la rinuncia formale al documentario - per l'impossibilità di trovare testimoni disposti a raccontare la vicenda davanti alla sua macchina da presa - e dall'altra una lettera d'amore a quel genere a cui Padilha sembra voler consacrare la sua carriera cinematografica.

Nel nostro personale cammino, però, il film è fondamentale anche per un'altra ragione perchè è la prima collaborazione tra José Padilha e Wagner Moura - che tornerà in Tropa de Elite 2 - O Inimigo Agora é Outro - che sarà una delle condizioni vincolanti che il regista porrà a Netflix davanti al progetto di Narcos: sarà lui e soltanto lui il loro Pablo Escobar.

Insieme a Moura, Padilha riesce a portare nella sua prima serie tv tutto lo studio e l'entusiasmo che avevano caratterizzato la sua esperienza di Tropa de Elite - e anche il suo successo. Ritorna alla fiction contaminandola però, ancora una volta, con il documentario, di cui qui riprende non solo lo stile narrativo - ordine cronologico degli eventi, racconto affidato a una voce fuori campo - ma anche quello estetico, con la ricostruzione fedele e puntuale di ambienti, personaggi e situazioni. Alla belle scene action fanno da controcanto le cronache di radio e telegiornali del tempo, ai dialoghi tra i personaggi completamente inventati i filmati d'epoca del Patròn.

Nel cofanetto DVD è Blu-Ray edito da Eagle Pictures è possibile scoprire dalla voce dello stesso Padilha come molte scene siano state costruite nel rispetto di entrambi gli stili, quello della fiction e quello del documentario. Il risultato? L'equilibrio miracoloso su cui vive tutta la prima stagione di Narcos.

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