Gomorra 3 racconta «le periferie dell'Europa e del mondo». Il resoconto della conferenza stampa

di Davide Stanzione - 13-11-2017

La serie di Sky al via venerdì 17 novembre su Sky Atlantic HD. Eccezionalmente le prime puntate anche al cinema nell giornate del 14 e 15 novembre



Gomorra cala il tris: la serie di successo è arrivata alla terza stagione e il ponte Napoli-Roma si fa sempre più fitto: Genny Savastano (Salvatore Esposito), dopo la morte del padre Pietro (Fortunato Cerlino), prosegue la sua sofferta epopea criminale. Tempi duri anche per Ciro Di Marzio (Marco D’Amore), autore dell’uccisione di Don Pietro. Come si evolveranno, dunque, i destini dei due personaggi? La terza stagione con ogni probabilità risolverà molti degli interrogativi dei fan, in spasmodica attesa degli sviluppi di un saga familiare che ha appassionato moltissimi spettatori.

Niels Hartmann, direttore delle produzioni originali di Sky Italia, ha inaugurato la conferenza stampa della terza stagione di Gomorra - La serie ricordando gli esordi del prodotto: «All’epoca Andrea Scrosati (responsabile dei contenuti Sky, ndr) è venuto nel mio ufficio per dirmi: “La serie di Gomorra la dobbiamo fare noi!”, ma tutti ci dicevano che eravamo pazzi a imbarcarci in un progetto del genere, specialmente dopo il libro e il film che avevano riscosso molto successo. Appena abbiamo cominciato a girare il regista Stefano Sollima ci mandava i primi giornalieri e non capivo nemmeno il dialetto, per cui non nego che ci sia stato un attimo di spaesamento, ma siamo riusciti a dare continuità al progetto. Se all’epoca della prima stagione dicevo local is the new global, oggi direi che Gomorra is the new global. Si tratta di uno quei prodotti che potremmo definire game changer, capace cioè di cambiare le carte in tavola e le regole del gioco. Sentire i miei cugini in Germania che guardano Gomorra doppiato in tedesco è abbastanza straniante, ma anche una bella soddisfazione…».

Gli fa eco proprio Andrea Scrosati, soddisfatto dei risultati raggiunti dalla serie negli anni e pronto a lanciare un piccolo esperimento distributivo: «Gomorra non sarà più solo su Sky Atlantic, ma verrà proiettata nei cinema italiani il 14 e il 15 novembre prossimi grazie a Vision Distribution, per poi andare in onda in televisione il 17. Non in due-tre cinema, come fatto in passato con alcuni tentativi sparuti, ma in molte più sale. Questa idea abbatte gli steccati tra tv e cinema, cui si pensa sempre come a due alternative inconciliabili ma che secondo me, in realtà, non sono dei veri e propri competitors. Molte delle persone che lavorano in Gomorra passano dal cinema alla tv senza nessun imbarazzo. Si tratta di un passaggio fondamentale e spero che i fan vogliano andare al cinema a vedere le prime puntate tre giorni prima della messa in onda, magari anche col cast in sala. Quando proponi qualcosa di diverso ci sono sempre delle resistenze, in questo caso per fortuna non ci sono state…».

Riccardo Tozzi, che co-produce con Cattleya, fa invece leva sugli aspetti profondi della serie: «Una serie tragica, familiare, rituale, in cui il destino incombe su ogni personaggio e tutti vanno incontro a una sorte sacrificale che poi è la morte. Sono particolarmente contento che si riesca a mandare avanti una macchina così industriale con un’identità stilistica molto forte. Il budget è il doppio della media di una fiction italiana, ma rispetto ai prodotti europei siamo decisamente al di sotto, il che vuol dire che in Italia si riescono a fare dei lavori di qualità cinematografica senza disperdere troppe energie».

«Quello di Gomorra è un universo sempre in guerra - precisa lo sceneggiatore Leonardo Fasoli - i nostri personaggi combattono delle guerre eterne, senza fine, che si spostano creando nuovi alleati. Ciò provoca un sentimento di solitudine ma anche di necessità».

Nel corso della conferenza è intervenuto, attraverso un videomessaggio, anche l’autore del libro omonimo risalente al 2006, Roberto Saviano, che è tornato a soffermarsi sui motivi ispiratori della serie: «Mi dispiace non essere presente lì a Roma a presentare con voi la nuova serie di Gomorra, ma la mia è una vita complicata. Ad ogni modo chi l’avrebbe mai detto che saremmo arrivati alla terza stagione! In questa nuova porzione di racconto allarghiamo lo sguardo alle periferie d’Europa e del mondo, da Sofia a Città del Messico, passando per Parigi e Lagos. Tutte le periferie hanno la stessa sintassi e cominciare a illuminarle significa cominciare a lavorare per una soluzione. Quando i criminali si fotografano e si condividono oggi si scrive sui giornali: è come Gomorra! Direi che è un cortocircuito interessante quando inizi a riconoscere i meccanismi di una serie di finzione in ciò che ti sta intorno. Ma non li abbiamo certo inventati noi: Gomorra ha solo aiutato a riconoscere questi meccanismi, a rintracciarli nella realtà».

La regista Francesca Comencini, dietro la macchina da presa insieme a Claudio Cupellini, ha ampliato le considerazioni di Fasoli soffermandosi sull’emotività di questo universo narrativo: «Non direi che è un cambiamento rispetto al passato, semmai è un’evoluzione. Gomorra, come ha detto Saviano, è una serie che racconta dei meccanismi criminali che sono meccanismi di potere. Impigliati e incastrati dentro questi meccanismi ci sono però degli esseri umani che hanno delle emozioni, dei sentimenti. Il compito mio e di Claudio credo sia stato quello di mettere dentro questa grancassa action una nota quasi stonata, all’insegna dell’emozione, per quanto di singolarità e di soggettività si possa parlare per dei personaggi intrappolati in qualcosa di più grande di loro».

La parola non poteva passare, infine, ai due protagonisti assoluti della serie, Ciro Di Marzio, interpretato da Marco D’Amore, e Genny Savastano, che ha il volto di Salvatore Esposito. D’Amore sul suo personaggio, che nella terza stagione ha uno sguardo diverso, cambiato, carico di dolore e di incertezza per il futuro, ha le idee chiare: «Ci siamo interrogati su come mostrare questa perdita. Una certa bellezza sfrontata, arrogante e anche violenta in Ciro è sparita, ora c’è un uomo molto più dimesso e stanco. Non si tratta né di un dono né di un superpotere, ma di una condanna».

Genny Savastano, invece, è diventato padre ed è alle prese con l’espansione del suo potere: «Genny continua questa sua discesa agli inferi, un po’ imposta dalla volontà di Donna Imma e di Don Pietro all’inizio, due figure che lo hanno portato a scegliere quale dovesse essere il suo futuro. Ha scelto di diventare il capo e ora lo è davvero: aumentano i nemici e diminuiscono le persone di cui può fidarsi. Il patto suggellato con Ciro alla fine della seconda stagione vedremo dove andrà a finire nella terza…anche in lui però, come in Ciro, c’è un forte desiderio di morte».

Esposito ha concluso l’incontro con la stampa con un paio di gustosi aneddoti: «Seguo Il trono di spade e le serie internazionali di alto livello. Una ragazza tedesca ha ipotizzato una storia d’amore tra Ciro e Genny, a voi la cosa farà ridere ma è tutto vero. Riguardo alle anticipazioni della terza stagione non posso davvero dire nulla: Ho dovuto dire di no a questo proposito anche al Pibe de Oro (il calciatore Diego Armando Maradona, ndr), abbiamo condiviso una serata molto divertente, è un grande appassionato della serie, mi ha chiesto di sapere qualcosa in anticipo ma non potevo sbottonarmi. Rendetevi conto: ho dovuto dire di no perfino a lui!».

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