Gomorra: «Sarà la stagione di Genny Savastano». L'intervista a Salvatore Esposito

di Marica Lancellotti - 14-11-2017

La terza stagione di Gomorra arriverà il 17 novembre su Sky Atlantic HD. I primi episodi saranno disponibili in più di 300 sale solo per il 14 e il 15 novembre



Alla fine della seconda stagione di Gomorra il re, don Pietro Savastano, è morto, per mano del suo pupillo e per volere di chi porta il suo stesso sangue.

Genny Savastano ha preso su di sè l'ardua incombenza di sostituire un padre ancora troppo rispettato, e di allargare i confini di quel regno fino a costruirne uno proprio. Dimenticate, però, le dinamiche di crudeltà e potere tout court: le motivazioni del nuovo capo assoluto potrebbero essere del tutto nuove e inattese, come ci ha spiegato il suo giovane interprete Salvatore Esposito.

Dovremmo parlare di Gomorra 3 ma tu hai detto di sapere una cosa che tutti vogliono sapere: chi è Liberato?

«Non lo posso dire è top secret! So che secondo molti ha a che fare con la stagione 3 di Gomorra, questo onestamente non lo so, ma è bello che attraverso questo fenomeno si stia scoprendo quello che è un bravissimo cantante e innovatore della musica napoletana».

E allora parliamo di Gomorra, stagione 3: cosa puoi svelare?

«A mio parere è la stagione più bella. Perchè è arrivato il tempo della maturazione, di noi attori, ma anche per la produzione, per i registi. La stagione 3 è il frutto della crescita, della consapevolezza. E per questa stessa ragione è un giusto mix delle prime due»

Sarà la stagione di Genny Savastano?

«Dalla prima stagione, dove c'era quel Genny paffutello che preferiva le donne, le moto... fino alle varie evoluzioni – o involuzioni, come io le chiamo – si è arrivati a un punto in cui Genny è diventato il fulcro, tutte le trame ruotano intorno alle sue scelte, alle sue azioni. Nella stagione 2 al centro c'era il rapporto tra lui e suo padre, don Pietro. Ora che il patriarca è morto, proprio per suo volere, Genny si ritrova finalmente ad avere in mano quello che aveva desiderato: la leadership della famiglia e del clan».

Che padre sarà Genny?

«Genny basa il rapporto col figlio su un principio: non essere come suo padre. Genny è stato viziato come un principe, ed è ironico che lo stesso appellativo sarà usato da Genny per rivolegersi a questo bambino, ma c'è una differenza netta: Pietro e Imma hanno viziato Genny per portarlo ad accettare “con le buone” quel mondo criminale di cui avevano già deciso che sarebbe stato a capo. Nell'amore di Genny per questo bambino e nelle sue attenzioni non ci sono altri condizionamenti».

Totale devozione alla famiglia, dunque?

«Sì, ma solo a quella nuova. Compie un sacrificio quando decide di accettare la morte di sua madre e commissionare quella del padre, ma non è quello di sacrificare due persone fondamentali nella sua vita: è scegliere tra la sua vecchia famiglia e la nuova, con Azzurra e il bambino. Ci sarà una scena particolare, nei primi episodi, che sarà la chiave per comprendere il mondo di Genny».

Sarà anche un malavitoso diverso da don Pietro?

«Non in quanto a cattiveria. Resta, però, una differenza anche qui: molto del male che Genny farà avrà come scopo la difesa del suo nido, dei suoi affetti più profondi. Pietro era disposto a sacrificare tutto e tutti per il potere, anche suo figlio. Genny ricorda molto bene quella sensazione, ecco perchè non è interessato a ripetere lo stesso errore».

Era un ingenuo rampollo nella stagione 1, passato poi attraverso un'educazione criminale che l'ha profondamente cambiato. Anche se mai completamente... Quant'è difficile interpretare un personaggio dalla natura così mutevole?

«Non è stato semplice e non è semplice perchè Genny ha tantissime sfumature psicologiche, d'altro canto io sono un attore ancora molto giovane. Per lo stesso motivo, però, è stato un bellissimo regalo perchè, se sei un attore di meno di 30 anni, in Italia, non è facile ottenere parti così importanti».

Un dono che è stato, in parte, voluto da Stefano Sollima, il regista che vi ha guidati nelle prime due stagioni ma non nella prossima...

«É stato lui ad avermi scoperto e ad avermi dato quest'opportunità unica con Gomorra. Lo considero un po' il mio padre artistico. Per questa stagione, insieme ai due registi, abbiamo lavorato con la stessa serietà, forti anche dei suoi insegnamenti».

Si dice che sulle colline di Hollywood tutti abbiano visto Gomorra...

«Da poco sono stato a Los Angeles dove ho incontrato registi, attori, produttori di fama internazionale che mi chiedevano: “Cosa succederà nella terza stagione di Gomorra?”. Per me è incredibile. Ti racconto una chicca: Sofia Coppola ha raccontato a uno dei nostri produttori di avere a casa il cofanetto della prima stagione. A regalarglielo è stato David Bowie. Sono queste cose che mi mettono di fronte alla reale portata di questo progetto».

Che in Italia, però, continua ad essere anche molto criticato...

«Non so se sia da imputare alla nostra naturale esterofilia o cos'altro, ma troppo spesso quando c'è qualcosa di ben fatto che viene apprezzato anche a livello internazionale deve essere subito attaccato e sgonfiato come fenomeno. Un po' quello che è accaduto con La Grande Bellezza dopo la vittoria dell'Oscar: forse siamo autolesionisti, forse c'è solo tanta invidia, ma non capisco il senso di questo agire».

Le polemiche scatenate da Gomorra, però, più con l'estero, hanno a che fare con quello che succede in Italia!

«La mitizzazione della violenza e del male, dovreste mostrare il sole e il mare: in questi anni ho sentito di tutto su Gomorra e sul rapporto tra le serie tv e Napoli. Dopo l'uscita di Veleno, il mio film che è uscito qualche settimana fa, ho parlato con Luigi De Magistris di un fatto importante: dopo la messa in onda di Gomorra, in Campania sono aumentate esponenzialmente le produzioni di film e serie tv e la presenza di turisti. Questi sono dati reali che in qualche modo mettono a tacere qualunque polemica e che dicono anche quanto le persone, poi, sappiano essere intelligenti al di là delle strumentalizzazioni».

Non credi che molte delle polemiche nascano dal fatto che la serie è legata a doppio filo al personaggio di Roberto Saviano?

«Sì e di questo ne ho parlato spesso anche con lui, che ha un tale numero di riflettori puntati da investire, poi, qualunque cosa o persona entri nel suo raggio. Se Saviano fa notizia allora anche parlare in certi toni di Gomorra sembra garantire visibilità. Ma credo che ormai il pubblico sia stanco di certe chiacchiere pretestuose».

Solo di una cosa gli spettatori non sono stanchi: di guardare Gomorra. Sai che, addirittura, durante la messa in onda della seconda stagione, è riuscita a battere anche il porno?

«(Ride, ndr) Questo lo ignoravo! Ancora una volta sono dati che mi riportano a un unico pensiero: la qualità e la passione alla fine pagano sempre, che siano piccole e “strane” vittorie come questa o soddisfazioni più grandi come essere, per esempio, la serie internazionale più vista in Francia».

Quindi mi stai dicendo che anche oltralpe i ragazzi copiano la cresta di Genny Savastano?

«Quanto si è detto su quella cresta! Prima i ragazzini, poi qualche calciatore che ha cominciato a esibirla, e tutti a dire che Gomorra innalzava un personaggio negativo a modello di vita e di stile. Il cinema, la TV raccontano personaggi che possono essere replicati senza il bisogno di doversi trasformare in loro. A questo proposito perchè non parlare, allora, dei tanti ragazzi che si avvicinano alle scuole di recitazione grazie a quello che vedono su uno schermo... Altrimenti si rischia di vedere sempre e solo il lato negativo di un fenomeno ».

Anche se poi tu piaci molto alle persone anche come Salvatore Esposito. Sei molto presente sui social e hai tanti follower. Che rapporto hai con loro?

«Gli attori sono anche dei comunicatori, sono convinto di questo, soprattutto perchè è importante , all'occorrenza, mettere la propria popolarità al servizio di giuste cause. I social sono la forma di comunicazione contemporanea e io cerco di sfruttarla per diffondere dei messaggi e un'immagine positiva. Curo i miei profili personalmente, cerco di essere presente e di rispondere a tutti, anche se non è sempre possibile per limiti di tempo e perchè, in effetti, i follower stanno diventando davvero tanti!».

Ultima domanda: cosa sai su Gomorra 4?

«Solo una cosa: chi vivrà vedrà».

*Un lungo estratto di questa intervista sulla terza stagione di Gomorra è già stato pubblicato sul numero di novembre di Best Movie, in edicola.

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