Riassundead: i recap di DocManhattan di The Walking Dead - 8x7

di Alessandro “DocManhattan” Apreda - 05-12-2017

Il recap pochissimo serio del settimo episodio della nuova stagione: tutta una puntata o quasi dedicata ad Eugene. Evviva!, ha pensato il pubblico davanti alla TV, martellandosi i maroni con una bottiglia come Tafazzi.



Eugene, l’eu-genio
(S08E07 - La cosa giusta)

A seguito della sua fortunatissima pensata, per la quale è stato insignito del Post-Apocalyptic Pirla Prize 2017, Rick è stato chiuso in un container dagli uomini di Jadis, la cugina racchia di Milla Jovovich che vive nello sfasciacarrozze con i suoi fanatici della differenziata porta a porta. Quando lo tirano fuori di lì, IN MUTANDE, lui prova ancora a spararsi delle pose, credibile come un prigioniero in boxer a righini. Quella gli scatta delle foto. “Perché?”, chiede Rick. “Mo’ le posto su Facebook e taggo tutti i tuoi amici, sai la figura di merda”.

Al Santuario, intanto, Pickle Man, Eugene l’uomo dei cetriolini, ha un diavolo per capello. Avendo un mullet in testa, sono tanti diavoli tutti molto tamarri. Siccome è un genio, tiene un quadernino con l’elenco di “quello che sa”, “quello che sa di non sapere” e quello che “non sa affatto”. A parte che le tre colonne sono tutte vuote, sono chiaramente dei comportamenti da CIM. Il fatto che un idiota come Eugene sia ancora vivo dimostra chiaramente che l’evoluzione, nel mondo di The Walking Dead, non funziona. Si è adottato, al contrario, il criterio selettivo delle municipalizzate: vanno avanti i più stupidi. Poi Eugene va da Dwight, gli dice che ha capito che è lui il traditore, glielo si legge in faccia. Perché è mezza sciolta. E si perde in dissertazioni inutili sugli acronimi che ha inventato per indicare Alexandria, Hilltop e il Regno. Le parti con Eugene, comunque, sono le mie preferite in tutto il telefilm, devo ammetterlo. È talmente stupido e ridicolo, quest’uomo, per come parla, per quello che dice, per ciò che rappresenta, che è impossibile che il tutto non sia pensato a scopo chiaramente comico, no? NO?

No. Perché ne viene fuori una discussione seria con lo sfregiato, con livelli di recitazione da telenovela sudamericana girata con un cesto di lupini come budget e i cugini del produttore come protagonisti. Si lancia pure in battute d’effetto e mezze minacce, l’uomo che ha fatto ridere il pianeta con le sue corsette da scolaretta per sfuggire agli zombie. Uno che prenderebbe ceffoni forti in faccia pure da Alvin dei Chipmunks. Il Santuario è intanto circondato da migliaia di zombie, sembrano i saldi da Mediaworld sugli smartphone, la situazione è disperata. Padre Gabriel, sta per morire a causa di un’infezione gravissima, e sicuramente non è mononucleosi. Lui ed Eugene hanno una discussione talmente interessante, sul senso della vita e tutto, che dopo due secondi ti perdi, perché ti rendi conto all’improvviso che Eugene ha la stessa acconciatura del wrestler Tatanka nel 1990, circa, senza il ciuffo rosso ma con la stipsi perenne in viso. Poco dopo, lo ritrovi che sta trattando con una tizia per farsi dare del vino in cambio di un’aggiustata alla radiolina di lei. Non è un doppio senso, vino in cambio di lavoretti da elettrotecnico che nobilitano il suo genio da allevatore di cetriolini sottaceto incompreso.

I Fanatici Quattro (Daryl l’unto da se stesso, Michonne, Rosita la Caliente e Tara la ragazza che rosica) vogliono assaltare il Santuario per creare una breccia e farlo invadere dagli zombie. All’operazione Porta Peeyah partecipa anche Morgan il ninja-cecchino, ma Rosita si tira indietro, e siccome Michonne non va via con lei, se la prende di brutto e le toglie il Segui su Facebook. Negan, nel frattempo, convoca Eugene per minacciarlo. Quello, coraggiosissimo, prova a fargli il baciamano e a offrirgli un vassoietto di paste, ma Negan voleva solo stringere la mano ad Eugene. Pure il pubblico, ma attorno al collo. Forte.

Eugene si rimette a lavorare alla radiolina e ha improvvisamente un’idea. La cosa, va detto, sulle prime lo terrorizza: il suo cervello non è abituato. Scende in cantina, con una torcia da ginecologo in fronte, e recupera dalla bara l’iPod che aveva dato a Sasha: è una scena molto commovente, perché dentro ci trova solo pezzi di Peppino Di Capri. Con il lettore MP3 costruisce una specie di aquilone a motore, un drone per allontanare gli zombie con le note di Champagne, per brindare a un incontro, fingendo che più in là ci sia un pianobar. In genere, funziona.

Daryl e Michonne si scambiano delle frasi completamente senza senso, condite da una musichetta struggente per farle sembrare interessanti, poi Daryl si mette alla guida del camion, mentre tutti gli altri prendono posizione. È un camion dell’immondizia e si sente la puzza. Di Daryl. Dwight, nel mentre, ferma il lancio di Eugene puntandogli una pistola al cervello (se gliela poggi al cranio si sente l’eco del vuoto). Quello fa partire lo stesso l’accrocchio e Dwight glielo abbatte a colpi di pistola, con la soddisfazione di un anziano che buca il pallone di quei giovani drogati che prendono a pallonate i garage del condominio a tarda la notte, cioè tipo le sette di sera.

La situazione precipita, parte l’assalto al Santuario e il camion di Daryl sfonda la parete del capannone. I vaganti si riversano all’interno, è il panico. Come all’apertura delle iscrizioni per un asilo pubblico, ma peggio. Eugene è così disperato che ha tutto il tempo di andare da Gabriel e cazziarlo a morte. Gli zombie, là fuori, aspettano educatamente che questo idiota abbia finito di sfogare la sua frustrazione con un moribondo. “Sopravviverò”, dice Eugene al malato. “È il mio imperativo biologico”. Qui hanno dovuto fermare le riprese dell’episodio per dieci minuti buoni, per aspettare che i cameraman smettessero di ridere. Dopo aver promesso per l’ennesima volta a Negan di sapere come risolvere il casino, Eugene si alcolizza e vomita. Milioni di spettatori, pur di salvarsi dallo strazio, avevano appena finito di vomitare e possono tornare a bere.

Allo sfascio, intanto, Rick viene portato in mutande al centro della piazzetta e costretto a combattere, con le mani legate, contro uno uno zombie col capo coperto. Ma siccome quelli sono una manica di idioti peggio di lui, Rick riesce a sottomettere Jadis. Lei, che vorrebbe vederlo senza mutande e glielo ripete, non aspettava altro da una stagione, e decide di partecipare all’alleanza. In cambio, avrà un quarto delle cose dei Salvatori, a giochi finiti, e forse un paio di botte da Grimes, dipende. Solo che, due minuti dopo, Rick scopre che nessuno ha seguito il piano e al Santuario tutto è andato a Ramengo, nome di un noto bordello di Atlanta. Il suo è ormai un gruppo di cui ha perso il controllo, in cui ognuno fa come gli pare. Tipo il PD, ma con più fucili automatici meno igiene personale. Forse.

Una puntata intera per Eugene, comunque, gente. Forza con quelle bottiglie: Oh! Oh! Oh! Oh! Oh! Oh!

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