Serie TV 2017: quali sono i tuoi top e flop?

di Attilio Palmieri - 12-12-2017

Ripercorri con noi la stagione televisiva e facci sapere quello che hai amato e detestato di più



Guardandolo dalla fine, il 2017 televisivo ci appare come un anno molto particolare, in cui la quantità di serie televisive prodotte ha raggiunto livelli mai toccati prima. In particolare, abbiamo assistito all'espansione progressiva delle piattaforme di streaming, che forti di capitali nettamente superiori rispetto alla concorrenza e della possibilità di agire globalmente su diversi i mercati (non solo quello americano) hanno lanciato quest'anno numerose serie originali, alcune delle quali frutto di co-produzioni con di altri paesi.

Nel 2014 John Landgraf, CEO del canale FX, aveva definito questa tendenza alla iperproduzione televisiva “Peak TV”, sottolineando però anche che questa bolla sarebbe scoppiata a breve, secondo lui. Si sbagliava. Dopo tre anni quella definizione è diventata uno degli strumenti per interpretare il panorama televisivo contemporaneo, per sottolineare non solo la quantità di serie TV prodotte, ma anche la tendenza alla diversificazione mirata a soddisfare spettatori di tutti i tipi.

Abbiamo scelto di concentrarci sulle trenta serie che, per ragioni diverse, hanno attirato l'attenzione di pubblico e critica, cercando di trovare in questo gruppo alcune tendenze riconoscibili, le principali caratteristiche produttive e i temi ricorrenti.

Il filo conduttore che forse più di ogni altro ha percorso il 2017, soprattutto per quanto riguarda le novità, è rappresentato dalle serie impostate su personaggi femminili. La televisione, grazie anche a un gruppo di autrici di altissimo livello, quest'anno ha raccontato ripetutamente il mondo da un punto di vista che per anni è stato quasi completamente escluso.

Non è un caso che una delle principali hit dell'anno sia stata 13 Reasons Why, serie sull'adolescenza che in maniera sorprendente è riuscita a toccare corde profondissime del pubblico televisivo. Su un target anagraficamente più alto troviamo Big Little Lies, che con gli Emmy vinti a settembre (Miglior miniserie, tra gli altri) dimostra la necessità di una serie che metta al centro la violenza domestica. Sempre agli Emmy, nella categoria Miglior serie drama, ha vinto The Handmaid's Tale, racconto distopico e di grande impatto sul maschilismo e sulla prevaricazione di genere. Dopo il presente e il futuro, anche il passato si è dimostrato uno strumento utile a mettere a fuoco un punto di vista spiccatamente femminile, come ricordato da Feud: Bette and Joan e The Marvelous Mrs. Maisel, due serie che non potrebbero essere più diverse, ma che sottolineano entrambe con grande brillantezza e nessuna pedanteria come il passato e il presente delle donne siano più vicini di quanto si pensi.

Sempre su questo tema si sono distinte altre due serie, una novità e una che è terminata nel 2017: I Love Dick di Jill Soloway è stata probabilmente la serie più militante dell'anno, ma va detto che se oggi possiamo parlare di show realizzati a partire da una prospettiva femminile parte del merito è di Lena Dunham e della sua Girls, che quest'anno è terminata definitivamente dopo sei stagioni.

Nonostante anni di produzioni dai riscontri critici piuttosto discontinui, i supereroi hanno ancora un pubblico molto ampio sia sul grande che sul piccolo schermo. Delle serie sviluppate a partire dalla collaborazione tra Marvel e Netflix, The Defenders era sicuramente la più attesa, rappresentando per la televisione ciò che The Avangers è stato per il cinema. Dalla stessa fucina produttiva in autunno è arrivata anche The Punisher, spin-off sul personaggio già apparso nella seconda stagione di Daredevil e interpretato in maniera estremamente fisica da John Bernthal. La serie che più ha rivoluzionato il modo di raccontare i supereroi è però arrivata a inizio anno: Legion di Noah Hawley (già showrunner di Fargo) rappresenta il punto d'incontro più maturo tra il mondo dei fumetti e la serialità d'autore.

Non solo di show in live action è fatta la serialità televisiva e questa non è certo una novità, tuttavia mai come quest'anno il pubblico adulto si è trovato a confrontarsi con serie di alta qualità e in grado di parlare un linguaggio estremamente complesso anche grazie alle potenzialità offerte dall'animazione. Il 2017 è stato l'anno della conferma di due serie molto amate come BoJack Horseman e Rick and Morty, ma anche quello di una novità targata Netflix, Big Mouth, che in poche settimane è diventata un instant cult per il modo con cui ha saputo trattare l'adolescenza.

Per quanto riguarda i ritorni, gli ultimi dodici mesi hanno proposto un gruppo di serie capaci di confermarsi e in molti casi alzare ancora di più l'asticella della qualità. A inizio anno Better Call Saul, proseguendo l'intreccio con l'universo narrativo di Breaking Bad, ha dato nuovamente lezioni a tutti su come si realizza uno spin-off.

Per quanto riguarda il versante comedy si sono distinte due serie che hanno messo al centro con prepotenza il tema della coppia, Master of None e Love: la prima grazie al talento dell'autore/attore Aziz Ansari ha proposto una stagione ancora più ambiziosa della precedente; la seconda ha portato avanti la riflessione sulle relazioni sentimentali a proposito dei trentenni contemporanei iniziata nel 2016. Rimanendo a casa Netflix va ricordato uno dei ritorni più attesi dell'anno, Stranger Things, che priva del fattore novità ha affrontato e per molti vinto una sfida non semplice. Tra dramma e commedia si posiziona This Is Us, show che negli Stati Uniti continua a fare record di ascolti sulla TV generalista grazie alla capacità di parlare a tutti con un linguaggio semplice ma mai banale.

Negli ultimi mesi abbiamo anche salutato altre due serie particolarmente amate: The Leftovers e Sense8. La creatura di Damon Lindelof ha offerto una chiusura che ha ricevuto un plauso unanime dalla critica statunitense, mentre quella delle sorelle Wachowski, pur avendo una fanbase molto ampia, è stata chiusa prematuramente da Netflix (che però successivamente le ha concesso un film conclusivo).

Oltre alla diversificazione, una delle caratteristiche principali della serialità televisiva degli ultimi anni è la brevità: vengono prodotte stagioni con sempre meno episodi e spesso autoconclusive. Tuttavia i lunghi formati non sono affatto spariti, anzi, in molti casi rappresentano i cavalli di battaglia delle reti e delle piattaforme che li distribuiscono. Per questa ragione, parlando del 2017 televisivo, vanno citate obbligatoriamente anche The Walking Dead, Game of Thrones, House of Cards, Doctor Who e Gomorra. L'importanza di quest'ultima serie è legata non solo al successo in patria ma anche all'effetto a cascata che ha generato: non è un caso che nel momento in cui Netflix ha dovuto scegliere una storia per la sua prima serie originale italiana si sia lanciata su Suburra, show che con Gomorra ha più di qualche affinità, quantomeno dal punto di vista produttivo

Per concludere vanno ricordate quattro novità stagionali, tutte rinnovate per una seconda stagione: Starz ha puntato in alto con American Gods, riduzione televisiva dell'omonimo romanzo di Neil Gaiman; HBO si è affidata alla sua più solida certezza, David Simon, per realizzare The Deuce; mentre Netflix ha scelto di guardare al cinema attirando i nomi di David Fincher e Steven Soderbergh, rispettivamente produttori esecutivi (Fincher anche regista di quattro episodi) di Mindhunter e Godless.

Un posto speciale, infine, spetta a Twin Peaks.

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