Genius: Einstein - la recensione della prima puntata

di Davide Stanzione - 11-05-2017

Lo stile classico di Howard e un protagonista d'eccezione per la prima serie originale mai realizzata da National Geographic Channel



Prodotta dai premi Oscar Brian Glazer e Ron Howard, Genius: Einstein ripercorre la fondamentale vicenda di Albert Einstein, uno dei volti chiave e tra le personalità più influenti del Novecento, in grado, col suo genio, di cambiare alle fondamenta il corso del secolo scorso: scienziato fuori dagli schemi ma anche pensatore capace di scardinare il suo tempo dal di dentro, di illuminarlo con intuizioni folgoranti.

La serie ne segue pedissequamente e con zelo le diverse fasi della vita, dalla giovinezza, tesa a ritagliarsi un ruolo di prestigio e a sfondare presso la comunità scientifica internazionale di allora, fino ai frangenti più avanzati della sua esistenza, vissuta da genio di fama mondiale e da artefice conclamato della teoria della relatività. Scostante e imprendibile, scontroso e fatalmente carente nei rapporti umani, a cominciare da quelli con le due mogli e con i figli, Einstein è una figura gigantesca e magnetica, carica di sfumature e ben oltre lo stereotipo narrativo e letterario all’insegna del consueto binomio genio e sregolatezza.

Un pioniere e un visionario, che la serie targata National Geographic - che si avvale della firma alla regia di Ron Howard - fin dalle prime battute e dalla prima puntata, riesce a restituire e a far rivivere a 360°. La smorfia, la vitalità e l’ironia vulcanica di Einstein, grazie all’interpretazione magnetica di un attore eccellente e dotatissimo come Geoffrey Rush, prende vita e si insinua all’interno di un racconto di stampo iper-classico. Com’era facile aspettarsi, dopotutto, da Howard, uno dei massimi interpreti e tra gli ultimi cantori rimasti della classicità da studio system hollywoodiano.

Di sicuro le mille sfumature della recitazione di Rush, attore abituato a pieni e vuoti di grande intensità, a frangenti sopra le righe assai incisivi e a taciti silenzi ancor più carichi di senso e di profondità, avranno ancora da venire, così come le ulteriori pieghe della confezione oleografica ma elegante e composta scelta da Howard, ma il linguaggio televisivo adottato da Genius: Einstein pare fin da subito di granitica solidità e di altrettanto conclamata sicurezza, in ogni sua componente.

La prima puntata non manca di ragionare sull’ostinata illusione con cui si dividono passato, presente e futuro: una concezione della temporalità piuttosto standardizzata e canonica che Einstein ha provveduto in buona sostanza a smantellare con la carica eversiva di una logica travolgente e rivoluzionaria. Apolide e internazionalista, così come si volle definire lo stesso Einstein rispondendo al padre che gli dava del comunista, Einstein ebbe a che fare con Milano, col mar Baltico e con le Alpi Svizzere, a conferma di una segmentazione anche dello spazio, oltre che del tempo, che lo scienziato tedesco volle far propria anche in vita. Senza barriere e con un’adesione totale ai fondamenti del proprio pensiero di studioso.

Ebreo e refrattario alle emozioni forti, alla retorica spicciola e agli eccessi patetici di ogni estremismo e nazionalismo, “un male infantile”, a suo dire, che lo portò a rinunciare alla cittadinanza tedesca, Einstein è una personalità prismatica e totale, nel senso più alto del termine, che non vediamo l'ora di veder sviluppata nei successivi episodi della serie National Geographic. Ironia irresistibile compresa, che non tardò a palesarsi fin dagli anni universitari («La botanica è un sottogenere della letteratura borghese»).

La serie, composta da dieci puntate, sarà trasmessa in contemporanea in 171 paesi del mondo, andrà in onda in Italia su National Geographic (canale 403 di Sky) in prima visione assoluta il giovedì alle 20:55 dall’11 Maggio.

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