Maltese - Il romanzo del commissario: la recensione della miniserie con Kim Rossi Stuart

di Davide Stanzione - 05-06-2017

Successo di pubblico, ma anche ritratto onesto e disincantato della Sicilia degli anni '70 andato in onda per 4 puntate su Rai 1



1976. Il commissario di polizia Dario Maltese - un misurato, algido, intenso Kim Rossi Stuart - torna da Roma nella sua città natale, Trapani, dalla quale manca da ben vent’anni, per partecipare al matrimonio dell’amico Gianni, commissario del capoluogo siciliano, che l’ha scelto come testimone di nozze. Alla vigilia del matrimonio Gianni viene però brutalmente ucciso insieme alla sua promessa sposa, sotto gli occhi disperati e sgomenti di Dario. Maltese, spinto da una morte improvvisa e avvolta nel mistero che lo riguarda da vicino, decide di mettersi sulle tracce dei brutali artefici del delitto, venendo nuovamente risucchiato negli anfratti di una terra dove niente è come sembra, la connessione tra criminalità e politica è inestricabile e, gattopardescamente, tutto cambia per non cambiare affatto. Nel bene e nel male, sarà impossibile per Dario non lasciarsi travolgere nuovamente da un passato che tornerà a bussare alla sua porta, con la forza silenziosa e martellante propria di tutto ciò che è impossibile lasciarsi alle spalle per sempre.

Maltese - Il romanzo del commissario, miniserie in quattro puntate della durata di quasi due ore ciascuna prodotta dalla Rai con Palomar, è incentrata su un altro commissario siciliano, erede ben più oscuro e tormentato della certezza, in termini di ascolti e di immaginario, rappresentata da Montalbano. Il trapanese Dario Maltese è una figura ben più scavata e chiaroscurale, carica di dissidi interiori e dubbi morali: il perfetto protagonista di un polar francese o di una losca crime story americana, non certo il perno tutto sommato ammiccante e ironico di una serie di indagini immerse in una Sicilia oleografica e da cartolina, nient’altro e niente di più che un fondale innocuo. Tale ridefinizione estetica e psicologica, tanto della Sicilia da portare in prima serata su Rai 1 quanto del principale indagatore delle vicende criminali che in essa prendono piede, è senza ombra di dubbio degna di nota, se non altro per lo sforzo, in termini di sporcizia, atmosfere e verosimiglianza, portato avanti dal regista Gianluca Maria Tavarelli e dagli sceneggiatori del prodotto (un piccolo appunto però va fatto, ed è di natura linguistica: in Sicilia occidentale i ragazzi non sono i carusi tirati in ballo nei dialoghi di Maltese, chiamati così nella sponda orientale dell’isola, bensì i picciotti).

Non solo, banalmente, un Montalbano ombroso e maledetto, rock ed elettrico (c’è anche Apparat in colonna sonora, come ne Il giovane favoloso di Mario Martone) il Maltese di Kim Rossi Stuart, ma il tentativo netto e inequivocabile di raccontare una regione italiana densa di sfaccettature e carica di contrasti attraverso una lente non solo ruffiana, disinnescata sotto il profilo morale e privata il più possibile da ogni ricaduta inquietante. Maltese - Il romanzo del commissario mette le cose in chiaro fin dal prologo della prima puntata, che usa il campo lungo e la profondità di campo secondo modalità espressive che sono una metafora perfetta dell’approccio della serie: guardare la Trapani degli anni ’70 e la Sicilia, messe lì a rappresentare l’Italia intera, da una giusta distanza e con mesto e riflessivo distacco, per poi concentrarsi sui dettagli solo a partire da un quadro il più possibile lucido e generale.

Il passo della serie è qua e là troppo convenzionale e incerto, eccessivamente cadenzato e didascalico (il trauma paterno del protagonista, davvero già visto, il triangolo amoroso, le sequenze oniriche, qualche risvolto procedurale), ma le quattro puntate di Maltese, accolte da un ottimo successo di pubblico e di ascolti che probabilmente aprirà la strada a una seconda stagione, hanno il merito di provare a cogliere il cuore nero di una città di finzione, anche se basata su coordinate temporali estremamente realistiche, e di un Paese guardando al passato per rivolgersi al presente (anche attraverso il filtro, non scontato, del conflitto dialettico e risolutivo tra indagine poliziesca e cronaca giornalistica). Il lavoro di scrittura somiglia in tal senso a una vera e propria ricerca sul campo, in grado di mappare usi e costumi, décor d’epoca e toponomastica, con un occhio alla mutazione delle parti in causa («In questa città nessuno resta lo stesso») e un altro allo scorrere del tempo come unico metro per perimetrare il proprio senso di responsabilità («Sei andato via che eri un picciotto, ora sei un uomo…non puoi scappare per sempre», viene detto a Dario ancora una volta fin dal primo episodio).

Anonimato, diffidenza, ma anche senso delle proprie radici da rinegoziare incessantemente, per far fronte alle mille contraddizioni di una terra in cui un radicato immobilismo e un atavico complesso di colpa e di inferiorità si fondono e si sovrappongono senza soluzione di continuità. Parla di tutto questo, Maltese - Il romanzo del commissario, una serie alla costante ricerca della verità proprio come il suo protagonista, per far fronte alla dispersione e alla frammentazione dei dati, degli indizi, dei segnali. Senz’altro un prodotto di cui la Rai può andar fiera, e anche i trapanesi, vista l’onestà e la carica di dettagli, riferimenti e problematiche contraddizioni con le quali la loro terra è raccontata, per non parlare dei tanti ottimi caratteristi siciliani presenti nel cast. A Maltese, dopotutto, ha collaborato anche un trapanese illustre, troppo spesso dimenticato: la fiction di Rai 1 è infatti anche l’ultimo soggetto cui ha prestato il proprio contributo Nicola Badalucco, giornalista e sceneggiatore, collaboratore, tra gli altri, di Luchino Visconti, col quale ha scritto La caduta degli dei e Morte a Venezia, Carlo Lizzani, Steno, Mauro Bologni, Mario Monicelli, Giuliano Montaldo. A lui si deve anche La Piovra con Michele Placido, prodotto televisivo che fece epoca e segnò il suo tempo, in termini di linguaggio e di immaginario collettivo.

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