Mr. Robot: la recensione della seconda stagione

di Marica Lancellotti - 21-06-2017

Sam Esmail scrive e dirige tutti i 12 episodi di una seconda stagione ancora più oscura e affascinante


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[Attenzione: la recensione contiene SPOILER!]

Mr. Robot è un'illusione che si guarda allo specchio, e se sia possibile distinguere la finzione da qualche brandello che somigli alla realtà (ma quale realtà, poi?) sarà solo il tempo a dirlo e le prossime puntate. Il progetto è esteso e lungimirante, la prima stagione apparentemente compiuta era solo il miraggio di un futuro precario e mai più lontano di così. Il prestigiatore sadico è ancora una volta Sam Esmail, che torna come guida assoluta della serie targata USA Network anche per questa seconda stagione, scrivendo e dirigendo tutte le 12 puntate.

Il seguito dell'Apocalisse: questo il pubblico di Elliot aspettava da un anno, la naturale evoluzione dell'attacco hacker sferrato dalla Fsociety ai danni della Evil Corp. Ed è proprio questo che non ha avuto, con gran senso di frustrazione e delusione, congeniali al piano di Esmail e al suo assunto: una storia che prende il nome dal suo protagonista sarà necessariamente incentrata su di lui e urge sempre ricordare che Elliot, malato e solo, è il peggiore che potesse capitare a chi abbisogna di risposte.

Tutto inizia a 30 giorni di distanza da quell'attacco che i media hanno soprannominato Cinque/Nove, quando ritroviamo Elliot Alderson (un Rami Malek ancora più cupo e intenso) a vivere quasi da eremita in casa di sua madre: niente più computer, niente più droghe o medicine, niente più Mr. Robot. La sua scelta sembra essere quella di tagliare completamente i ponti con la vita precedente, assumendo abitudini sane: pranzo con il nuovo amico Leon, ossessionato da Seinfeld, pomeriggio passato a guardare partite di basket, racconto costante di quel poco che accade, e di quel troppo che passa per la sua testa, su un diario che ha chiamato, senza apparente motivo, la carriola rossa. Un rituale che cerca di allontanare per sempre la doppia personalità fatta solo di ricordi e pixel a cui il giovane attribuisce ogni sciagura passata, ma quel Mr. Robot (interpretato ancora magistralmente da Christian Slater) non può lasciarlo in pace. É Elliot stesso a non consentirlo, ad avere disperato bisogno di quella doppia coscienza critica.

«Il controllo è un'illusione» suole scrivere nel suo diario ogni volta che è Mr. Robot a pronunciarlo: le prime 7 puntate sono un viaggio, la fuga di Elliot dal doppio sè che Sam Esmail costruisce sapientemente, mischiando immagini e parole da fenomeni cult che hanno segnato più di altri l'immaginario degli ultimi 30 anni almeno (la già citata Seinfeld, ma anche Mattrix, Breaking Bad, David Lynch...), così da costruire un vero e proprio flusso di coscienza collettivo. L'apice arriva con l'epsiodio 6 e con la ricerca di rifugio nel mondo a cui, in fondo, nella nostra realtà, Mr. Robot appartiene: Elliot si ritrova in televisione, in una scadente sitcom degli anni '90, in compagnia della famiglia e di uno scomodo passeggero, Tyrell Wellick.

Il ritorno di Mr. Robot entro i suoi ranghi, alla sua speciale realtà che resta, ai nostri occhi, quella del piccolo schermo è la chiave di volta che fa luce su una verità nuova e drammatica (nonchè sui successivi 5 episodi). Il nostro hacker non si è mai veramente allontanato dalle sue allucinazioni ma ne ha usufruito per nascondere due scomode verità: quella del carcere e quella di un piano di hackeraggio ancora più grande, in cui rientrano direttamente anche l'FBI e la Dark Amry di White Rose.

La certezza sembra essere ancora una sola: Elliot Alderson, in maniera più o meno cosciente, in quella che è ormai diventata la sua vita parallela, era al corrente di ogni dettaglio, il piano è stato orchestrato dalla sua mente malata. Da qui l'assenza di una logica lampante, i continui salti e apparenti vuoti nella trama e, talvolta, gli inceppi nella trasmissione video. Il nostro solo e unico vantaggio rispetto al protagonista è sapere chi si celi dietro la maschera di Mr. Robot per prenderci, a volte, la libertà di non credere a Elliot. Come quando vuole illuderci di essere stato colpito a morte, nella casa materna, da quel persecutore spettrale.

Questo in fondo è il gioco di Esmail fin dalla prima puntata: sfumare quel limite tra reltà, immaginazione e menzogna a cui la metafora della rete, che sia quella cerebrale di Elliot o quella impalpabile di internet, si presta come perfetto strumento di paragone e comprensione, con le sue infinite possibilità di diversione, raccolta di dati e continuo quanto inaspettato ritorno in carreggiata.

Abbiate fede e proseguite nel cammino, dunque, sembra dire anche alla fine della stagione 2 il creatore, che continua a infondere vita in quel cedevole protagonista in bilico tra pazzia e coscienza, anche a costo di doverlo ingannare, come con la sorte di Tyrell Wellick, che torna con le mille contraddizioni troppo umane per poter credere alla sua natura di villain, e che regala a Elliot l'unico vero squarcio di vita reale attentando alla sua esistenza. Lo sparo sordo e il sangue, il legame così stretto con la carnalità e il dolore terreni riportano tutti, spettatori e personaggi, al punto di partenza e alla ragione del tutto: come ogni rivoluzione anche quella di Mr. Robot ha bisogno del suo tempo.

La seconda stagione completa è disponibile da oggi, 21 giugno, su InfinityTv.

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