American Gods - La recensione della prima stagione

di Giorgio Viaro - 22-06-2017

Bryan Fuller si conferma uno straordinario creatore di mondi e personaggi, animando il romanzo di Neil Gaiman con una messa in scena strepitosa. Ma il cuore comincia davvero a battere solo dopo che si ferma quello di Laura, personaggio straordinario


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Il livello di controllo a cui è sottoposta la messa in scena di American Gods - la colorazione pittorica e iperrealista, i costumi teatrali, la recitazione manierata, il livello ossessivo di dettaglio degli ambienti - equivale a una iperstimolazione che i fan di Bryan Fuller conoscono bene (e amano) almeno dai tempi di Pushing Daisies. Fuller è un prestigiatore, manipola l'attenzione dello spettatore secondo necessità (e forse non è un caso che il Leprecauno sia il personaggio più iconico, ambiguo e interessante tra gli dei e i mezzi dei di American Gods), cioè ti mostra una moneta mentre con l'altra mano nasconde un mazzo di carte: il problema non è valutare la sua tecnica, ma decidere del testo.

Il libro di Neil Gaiman da cui la serie è tratta con la giusta libertà si basa su due presupposti. Il primo è uno spunto diciamo filosofico, ovvero che gli dei esistono nella misura in cui noi crediamo in essi. Il secondo è narrativo, immagina cioè che le divinità delle mitologie più antiche, da Odino a Vulcano, si contendano l'attenzione degli esseri umani con i nuovi dei, cioè i Media, la Tecnologia e, per estensione di senso, il Mondo. Il problema di un argomento del genere è che si può sviluppare splendidamente a livello di immaginario (l'incarnazione di ogni dio permette ogni volta invenzioni barocche) e molto meno a livello di senso, e infatti American Gods annaspa nella sua bellezza fino a che all'interno del quadro non entra Laura (Emily Browning), la "moglie morta" del protagonista Shadow Moon (Ricky Whittle), arruolato dal misterioso Mr.Wednesday (Ian McShane) come guardia del corpo.

Qui c'è uno scarto di significato decisivo, perché dalla puntata quattro in poi il fulcro della faccenda non è più (solo) l'iperbolico scontro tra divinità, ma (soprattutto) le conseguenze che questo scontro ha sui comuni mortali, e in particolare su due di essi, tra cui una ragazza minuscola, ferita, depressa, irrisolta e traditrice, ma anche scaltra e determinata a ribellarsi al Fato, cioè a qualunque forma di potere extra-umano. In Laura vediamo il peggior nichilismo autodistruttivo trasformarsi miracolosamente in forza rivoluzionaria in un mondo in cui tutti credono violentemente in qualcosa eppure nessuno - e soprattutto gli dei - ha niente di buono da offrire… tranne le persone che ci amano senza interesse (Shadow), o quelle con cui abbiamo stretto legami che trascendono il tempo (il Leprecauno). È un processo televisivamente originale, affascinante e tutto sommato perfino istruttivo.

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