The Defenders, la recensione del crossover Netflix

di Marica Lancellotti - 25-08-2017

I quattro supereroi Marvel tornano insieme sul piccolo schermo per 8 puntate non sempre all'altezza delle aspettative



Non solo il gruppo degli Avengers: Marvel ha deciso di unire ancora una volta sullo schermo alcuni dei suoi supereroi, e ha scelto la TV e, per la quinta volta consecutiva, Netflix per presentare il crossover The Defenders.

Protagonisti sono quei quattro individui dotati di enormi poteri che ormai conosciamo bene dopo aver visto, per ognuno, dalle 13 alle 26 ore di personali avventure nelle serie a ciascuno dedicate: Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist.

La prima sfida è proprio quella di unire quattro protagonisti così caratterizzati per storia privata, carattere, e quattro serie così diverse da loro per scelte tecniche e artistiche. Ostacolo che lo showrunner Marco Ramirez pensa di aggirare tornando indietro, per così dire, e dedicando ben 2/3 puntate - sulle 8 totali a sua disposizione - al racconto di cosa è successo nelle 5 stagioni che hanno preceduto il crossover. Se da un lato una simile scelta aiuta gli spettatori non avvezzi all'universo Marvel/Netflix, dall'altro ottiene il pessimo risultato di rallentare il ritmo dell'azione con conseguente calo dell'interesse per chi, al contrario, conosce già bene la natura misantropa di Jessica Jones o la storia tragica del vigilante cieco Daredevil. All'effettivo il crossover vero e proprio, con tanto di attese scene action e del ritorno in costume del Diavolo di Hell's Kitchen, non comincia che al quarto episodio.

In secondo luogo il problema vero e proprio nasce dal fatto che gli autori hanno scelto la setta mistica de La Mano come nemico per unire tutti e quattro i Difensori. Incontrata per la prima volta in Daredevil, l'organizzazione criminale è legata soprattutto alla storia di Iron Fist, ovvero il meno popolare e interessante dei "fantastici quattro" a partire dai fumetti per finire alla criticata serie Netflix. Le situazioni che legano Luke Cage, Jessica Jones e Matt Murdock ai misfatti de La Mano sono tutti eventi inspiegabili - un nuovo caso per lei, un'ondata di crimini ad Harlem e un terremoto nel quartiere di Hell's Kitchen - che appaiono, però, piuttosto pretestuosi, rivelando in un sol colpo tutti i limiti a livello di scrittura, e portando lo spettatore a chiedersi: come mai, dopo le ottime prove da villain di personaggi come Kingpin e Kilgrave, per il crossover è stata scelta proprio La Mano? Il cui ulteriore punto debole si manifesta nel ritorno di quella Elektra Natchios/Black Sky che, oltre a essere stata presenza già criticata nella seconda stagione di Daredevil, aggiunge poco, in realtà, allo sviluppo di tutte le 8 puntate (tanto che è lecito sospettare che la sua apparizione sia stata più che altro un pretesto per cominciare a introdurre la nuova stagione in compagnia di Matt Murdock).

Allo stesso modo, arrivati alla fine, permane il rimpianto per lo scarso utilizzo dell'unico personaggio che avrebbe meritato molto più tempo e azione sullo schermo, ovvero la splendida villain Alexandra, interpretata da un'altrettanto splendida Sigourney Weaver, a capo di tutta l'organizzazione. Invidiata e temuta dai suo compagni di lotta, il suo è un mondo in lenta decomposizione: la incontriamo già prossima a morte certa, a spingere il suo agire c'è disperazione e insieme speranza, tanto da renderla, buonismo necessario dei supereroi e loro amici a parte, il dettaglio più umano ed empatico di tutto lo show. Peccato che, poco oltre la metà, l'infida Elektra decida di mettere fine anzitempo alle sue sofferenze. Lasciando, in questo modo, tutto il peso di ciò che resta del crossover sulle spalle degli unici due personaggi realmente riusciti del microuniverso Marvel/Netflix: Daredevil ma soprattutto Jessica Jones.

Krysten Ritter, in ottima forma, combatte, investiga e, soprattutto, tiene desta l'attenzione a suon di deduzioni e battute sarcastiche all'indirizzo di Iron Fist. É lei lo spirito pragmatico del gruppo, è lei, in fondo, a tenere a bada le manie eroiche degli altri tre, ed è lei, aiutata dalle altre donne (ma no, non Madame Gao), a salvare un'operazione in sè piuttosto scialba.

Ciò che resta alla fine, dopo Jessica Jones, Sigourney Weaver e le altre "quote rosa", sono poche e godibili scene d'azione sul finale, la lotta di classe tutta verbale tra Iron Fist e Luke Cage e quella scena conclusiva che lascia presagire, finalmente, la trasposizione sul piccolo schermo del ciclo a fumetti Darevil: Born Again.

Oltre alla memoria di quell'antico proverbio che ammonisce: a volte è meglio continuare a far le cose da soli.

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