Venezia 74: la recensione dei primi due episodi di Suburra – La serie

di Davide Stanzione - 03-09-2017

«Una Gomorra all’amatriciana» Abbiamo visto al Lido i primi due episodi della prima produzione italiana targata Netflix, che non ci hanno convinto



Tre giovani uomini legati al malaffare, Numero 8 (Alessandro Borghi), Spadino (Giacomo Ferrara) e Lele (Eduardo Valdamini) stringo un patto criminale per ricattare un’autorità del Vaticano colto sul fatto nel bel mezzo di un atto sessuale proibito. Intorno a loro gravitano moltissime figure legata a una Roma schiave del malaffare, della corruzione e del vizio, è proprio il caso di dirlo, Capitale. Si tratta di Sara Monaschi (Claudia Gerini), revisore dei conti vaticani, il politico dalla vaghe sembianze 5 Stelle Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro) e Samurai (Francesco Acquaroli), personaggio ispirato al famigerato Massimo Carminati, l’ex nero della Banda della Magliana e gran visir dei più loschi traffici romani.

Alla Mostra del cinema di Venezia si sono visti in anteprima assoluta i primi due episodi di Suburra - La serie, la prima produzione italiana targata Netflix ispirata naturalmente al film di Stefano Sollima con Pierfrancesco Favino, Claudio Amendola, Elio Germano e Alessandro Borghi, che torna anche nella serie. I primi due capitoli di questo nuovo arco narrativo, diretti da Michele Placido, non sono però del tutto convincenti e la direzione imboccata pare piuttosto caotica, con molte derive sopra le righe e una scrittura televisiva che non si distingue certo per equilibrio e coesione.

Ci sono chiaramente tutti gli elementi del film, nel dittico iniziale: l’intreccio subdolo e malatissimo tra sesso e potere è ovviamente il veleno dominante e la linfa vitale - o forse sarebbe meglio dire mortifera - dell’intero affresco, ma il sentore, piuttosto allarmante, è che il potenziale non da poco del film di Sollima sia stato riversato su un’idea di racconto un po’ troppo sensazionalistica e frettolosa. In questi due episodi si è vista infatti molta carne al fuoco messa ad ardere per giocare esclusivamente d’accumulo e a venir meno è proprio la chiarezza e la forza del linguaggio seriale più puro, soffocato da troppi elementi di contorno e incapace di imporsi in maniera fluida e organica.

Del film originale manca il senso ineluttabile di maledizione, sostituito da un generico maledettismo che sa di posa gratuita e ammiccante, di brand già codificato. Non stupisce, in tal senso, che questi primi due episodi si appoggino in maniera molto evidente alla produzione Sky Gomorra - La serie, dotata però di ben altro spessore nella costruzione dei personaggi e nella messa a punto delle singole psicologie. Suburra - La serie si rifà molto al suo immaginario, talvolta arriva a fargli quasi il verso, ma fatica a ritagliarsi un’identità specifica che vada oltre la riproposizione, forse già satura, di un modello vincente sul mercato internazionale che non ha bisogno, magari, di una copia carbone romana. Chiaramente è ancora presto per emetter giudizi definitivi, ma i primi segnali, a dispetto delle attese giustamente molto alte, non sono stati dei più incoraggianti.

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