Twin Peaks: la recensione della terza stagione

di Giorgio Viaro - 15-09-2017

Un inclassificabile viaggio al termine della notte, comico e terribile, straniante e commovente


VAI ALLA STAGIONE VEDI ALTRE RECENSIONI


Ogni volta che un personaggio si avvicina al centro pulsante del mistero, alla verità impronunciabile, al punto cieco delle fantasie ricorsive di Lynch, scompare, finisce altrove. Così tutti, noi spettatori e loro incarnati, stiamo sull'orlo del baratro, a godere di una specie di vertigine meditativa, che non è spettacolo e non è produzione di senso, ma piuttosto una terza via, quella che ogni volta che gli viene permesso questo straordinario creatore di immagini rimette in sesto per il nostro sconcerto, la nostra sonnolenza, il nostro risveglio.

Twin Peaks stagione 3 ha uno straccio di sinossi e una miriade di personaggi, dentro le quasi 18 ore di visione disperde luoghi e facce e fatti/non fatti come polline nel vento, si deposita nell'occhio di chi guarda, contamina. Se dovessimo raccontarlo adesso (ma cosa?), in questa recensione, diremmo semplicemente che descrive un lungo riavvicinamento, quello tra l'agente Cooper e il suo doppio, che potrebbe avvenire subito oppure mai, così come il risveglio di Dale che abita la spoglie di Dougie. Quello che invece vediamo è un macabro incipit di due ore che equivale ai film più belli di Lynch, con quell'incredibile strumento di plexiglass per scrutare l'aldilà, e un'indagine per omicidio; e poi puntata dopo puntata un moltiplicarsi di prospettive e memorie e misteri che non sono mai la frammentazione di un'unita da ricomporre, ma una partizione inifinita, una riproduzione fuori controllo.

Ci sarà di sicuro anche il fan enciclopedico capace di vivisezionare immagini e microtrame provando a ristabilire la traccia della storia, attraverso i decenni. Eppure tutto sembra risolversi diversamente, lontano da ogni traccia, lontano da ogni storia. In Twin Peaks si attraversano dimensioni e stati di coscienza, e ogni tanto ci si ritrova. Come quando Dale Cooper/Kyle MacLachlan, Gordon Cole/David Lynch e Diane Evans/Laura Dern camminano affiancati nel buio - l'eroe, il creatore e la musa. Allora si libera nel petto una grande commozione, e si immagina che la fine della serie sia proprio questa commozione, questo camminare affiancati.

E invece no. Il viaggio al termine della notte dei personaggi non ha lieto fine, la notte non termina. L'agente Cooper ritrova Laura, Laura ritrova la sua casa, ma in quella casa vive qualcun'altro. E come quando ti svegli da un incubo, uno di quei sogni incerti che prendono improvvisamente una piega surreale, e resti per qualche secondo immobile e terrorizzato, a riprendere confidenza con la camera da letto e il tuo respiro, intorno vedi solo il buio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti