Gomorra: la recensione degli episodi 3x01 e 3x02

di Marica Lancellotti - 16-11-2017

Le prime due puntate chiudono il cerchio rimasto aperto dalla stagione precedente e segnano la nascita di un nuovo impero del male senza sovrani assoluti


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Gomorra guarda lontano: arrivata alla sua terza stagione, la serie Sky non si accontenta di Napoli, non si accontenta di Roma ma si spinge fin nelle periferie più remote del mondo della malavita.

Gomorra è ormai un malevolo universo in espansione, un organismo quasi autossufficiente che sembra inglobare anche le vite dei personaggi che, per le due precedenti stagioni, l'hanno plasmata.

Perchè dopo il finale esplosivo di un anno fa, con la morte di don Pietro Savastano per mano di Ciro l'Immortale (su suggerimento di Genny), è chiaro che nulla potrà tornare come un tempo, dentro e fuori dal racconto. Se la seconda stagione aveva, per certi aspetti, ricalcato la prima nella rappresentazione delle dinamiche di potere, la terza avrà un bel daffare nel ricostruire, invece, i suoi protagonisti.

Il nuovo corso sembra già chiaro nelle prime due puntate: Genny, dopo il doloroso addio al padre, deve pensare in fretta a una nuova strategia. Affari e uomini di don Pietro non sono così pronti a seguirlo, la sua trama contro il suocero è iniziata già nella seconda stagione e colui che nel bene e nel male era stato un punto di riferimento nella sua crescita criminale, Ciro, giace inerme tormentato da spettri e rimpianti.

Gennaro, però, nel corso di 24 puntate, è cambiato molto: abbandonata la vita relativamente facile da figlio viziato del boss, ha intrapreso un percorso di crescita criminale e personale. L'avevamo lasciato neo papà da pochi minuti, lo ritroviamo disposto a tutto pur di difendere il piccolo Pietro e sua moglie Azzurra.

La regia ci indica chiaramente il percorso: in questi due primi episodi sono poche le scene girate in esterni, c'è un'assoluta predilezione per gli spazi interni, che si tratti dello studio asettico di Gegè, amico, esperto di finanza e "dipendente" di Genny, addetto al riciclaggio di denaro, o della casa in cui i nuovi Savastano siglano un nuovo patto, ancora di natura familiare. Qualunque cosa succeda e tutto ciò che è stato fatto ha lo scopo di difendere la giovane famiglia del giovane boss.

Ognuno è chiuso in se stesso o nel suo piccolissimo pezzo di mondo, concentrato sulla propria battaglia e sulle proprie ambizioni. In antitesi all'allargamento di una zona oscura che, alla fine della stagione 3, potrebbe essere diventata ancora più difficile da gestire nella totale mancanza, già dalla fine della prima puntata, di una guida veterana.

É la guerra dei figli contro i padri, del presente contro il passato nella ricerca forsennata di un futuro senza gli stessi errori. Genny Savastano è alla ricerca della sua personale Gomorra, della sua personale espressione in quell'antro di male assoluto dalle mille facce e dall'unica fine possibile.

Al di sopra, e allo stesso tempo completamente invischiate, ci sono due donne: Patrizia e Scianèl. La prima, rimasta sola dopo la morte del suo amato don Pietro, prende coscienza troppo tardi di non essere più in grado di tornare indietro, che è impossibile ritornare puliti dopo un contagio. La seconda, dopo il carcere e la morte del figlio, ha in mente solo la vendetta dovuta. Ci sono due piani, nuove pedine e tante possibili strade per raggiungere i propri obiettivi. O forse, anche per loro, la fine sarà una sola, sempre quella, in un mondo in cui «non si vive, ma si muore e basta».

Usare ed essere usati, è questa la migliore moneta di scambio in Gomorra, cercare nuove alleanze da tradire senza dimenticare, come queste prime due puntate ripetono in continuazione, che la guerra si combatte insieme ma ha sempre un solo vincitore.

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