Gomorra stagione 3, la recensione

di Attilio Palmieri - 28-12-2017

Dopo tre annate la serie italiana più apprezzata a livello internazionale continua la sua marcia all'insegna della qualità


VAI ALLA STAGIONE VEDI ALTRE RECENSIONI


C'è stato un tempo in cui parlare di serie TV italiane di qualità voleva dire parlare di Romanzo criminale, sono però alcuni anni che questo ruolo è ricoperto da Gomorra, show che nasce sotto la protezione di due grandi padri nobili, Roberto Saviano e Stefano Sollima, per poi imporsi in Italia e all'estero grazie a uno sviluppo narrativo e formale di alto livello, che non ha nulla da invidiare alle migliori produzioni d'oltreoceano.

Per fugare ogni dubbio sul valore della serie, dopo la prima stagione Gomorra ha dimostrato di non essere stata solo il frutto di fortunate coincidenze, proponendo accanto alle certezze costruite alcune novità estremamente interessanti, sintetizzabili in particolare attraverso i personaggi di Scianel e Patrizia. La terza annata è chiamata a ripetere quest'operazione, con in più l'handicap della mancanza di uno dei personaggi più rilevanti: Pietro Savastano. Diciamo subito che l'obiettivo è perfettamente centrato, grazie a un perfetto equilibrio tra la forza dei personaggi conosciuti e amati dal pubblico e alcune new entry decisamente interessanti, tra cui spiccano Enzo e Valerio.

Il processo di ampliamento narrativo messo in atto dalla terza stagione non si ferma solo ai personaggi, ma anzi vede in questi ultimi l'esito ultimo di un discorso più complesso. È tutta la riflessione sul crimine ad essere vista attraverso uno spettro più ampio: se infatti per quanto riguarda le vicende extranapoletane ci sono già stati altri approfondimenti in passato, quest'anno per la prima volta la camorra napoletana viene raccontata privando Scampia della sua storica centralità, allargando il discorso a Napoli centro e ai suoi clan, a Forcella grazie alla banda di Enzo “Sangueblu” e a quelle zone in genere meno toccate dalla delinquenza ma che entrano nella narrazione principale tramite il personaggio di Valerio “Vocabolario”.

Con i fatti che hanno chiuso la scorsa stagione tutto ciò che riguardava lo scontro generazionale tra le famiglie di Scampia è stato archiviato e la serie ha iniziato a dare spazio ai suoi personaggi principali, Ciro, Genny e Patrizia, persone pienamente incardinate nel proprio tempo e lontane da un'idea di crimine che non esiste più. Su queste basi Gomorra, nonostante abbia mantenuto la solita acutezza nel racconto della criminalità organizzata e dei suoi processi, ha dato molto più spazio ai suoi protagonisti, rendendo le loro relazioni il vero motore narrativo stagionale.

L'intreccio di quest'annata, infatti, è stato mosso da due triangoli definiti da relazioni intense ma in alcuni casi tutt'altro che risolte. Da una parte c'è quello formato tra Genny, Enzo e Ciro, con l'amicizia di quest'ultimo contesa tra i primi due; dall'altra quello di cui fanno parte Ciro, Enzo e Valerio, che vede il principe di Forcella tirato per la giacchetta sia dall'Immortale che da Vocabolario. Si tratta di relazioni maschili molto forti dal punto di vista emotivo, intense quanto se non più di quelle fraterne e costantemente terrorizzate dal fantasma del tradimento (e da quello della morte).

Per concludere, la terza stagione di Gomorra oltre a confermare le qualità della serie e la sua capacità di rinnovarsi mantenendo la propria solidissima identità, propone ritratti maschili ancora più vari rispetto agli altri anni (si pensi al personaggio di Valerio), affida a Patrizia un ruolo importantissimo (che l'attrice Cristiana Dall'Anna ricopre alla perfezione) e ribadisce con forza alcune caratteristiche originarie che hanno reso celebre la serie, tra cui, ad esempio, la scelta dei soprannomi dei personaggi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti