Black Mirror 4x02 "ArkAngel", la recensione

di Attilio Palmieri - 30-12-2017

Una madre e una figlia, un rapporto travagliato e la tecnologia a complicare le cose


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ArkAngel” è uno degli episodi più attesi della quarta stagione di Black Mirror, soprattutto per via del coinvolgimento di Jodie Foster, che stavolta sta dall'altra parte della macchina da presa a firmare la regia. La storia si svolge negli Stati Uniti in un futuro molto prossimo a noi e mette al centro la relazione tra una madre e una figlia nel corso degli anni. A interpretare la madre c'è Rosemarie Dewitt (già vista in La La Land e Mad Men), nei panni della figlia Brenna Harding (presente in A Place to Call Home), mentre per il ruolo del fidanzato della ragazza è stato scelto Owen Teague (attore rivelazione della seconda e della terza stagione di Bloodline).

La solida scrittura di Charlie Brooker e l'attenta regia di Foster sono responsabili di un episodio molto delicato, seppur non privo di momenti di violenza fisica e psicologica che emergono in maniera dirompente, come da tradizione per Black Mirror. L'attenzione degli autori si concentra costantemente sul rapporto tra madre e figlia, proponendo con equilibrio e precisione entrambi i punti di vista in modo da restituire allo spettatore le paure, i desideri e le frustrazioni dei due personaggi.

A muovere il racconto c'è un particolare dispositivo tecnologico (di cui però non riveliamo nulla) che investe l'emotività dei personaggi in maniera decisa, modificando la loro relazione gradualmente. L'episodio attraverso le sue protagoniste ambisce a fare un discorso dal respiro universale, in grado di mettere in luce alcune delle componenti maggiormente critiche di questi due archetipici ruoli.

Le domande che “ArkAngel” solleva sono tante e tutte di grande interesse, soprattutto perché riguardano non solo questioni di tipo etico ma anche biologico e psicologico. Fin dove può spingersi un genitore per controllare le azioni del proprio figlio? In che misura un certo tipo di monitoraggio può finire per diventare una perfida tentazione? Registi come Hitchcock e De Palma hanno in numerose occasioni sottolineato attraverso le proprie opere il potere seduttivo dello spiare dal buco della serratura, riflessione che in questo caso Foster e Brooker traslano sulla questione genitoriale, arrivando a conclusioni di assoluto interesse, oltre che decisamente disturbanti.

La forza di “ArkAngel” risiede anche in una virtuosa ambivalenza tra l'essere in continuità con il passato della serie e il desiderio di battere strade nuove. L'episodio infatti per certi versi riprende alcune questioni già affrontate nel terzo segmento della prima stagione (“The Entire History of You”) ma allo stesso tempo, grazie a una prospettiva spiccatamente femminile e a un'estetica indie che col suo stile fortemente realistico amplifica l'empatia tra spettatore e personaggi, si propone come uno un racconto originale e stimolante.

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