Black Mirror 4x04 “Hang the DJ”, la recensione

di Attilio Palmieri - 02-01-2018

Brooker riflette sull'amore e sulla sua imprevedibilità, tra colpi di fulmine e relazioni impossibili


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Dopo una tripletta imperfetta ma assolutamente interessante, il quarto episodio della quarta stagione di Black Mirror arriva come una meritata boccata d'aria fresca, in particolare se inquadrato in successione con “Crocodile”, che con il suo pessimismo cosmico si sposa perfettamente con un episodio più luminoso come questo. “Hang the DJ” si inserisce pienamente in quel filone molto caro alla serie che racconta le relazioni umane attraverso la creazione di dispositivi tecnologici innovativi che ne esaltano alcune peculiarità. Da una parte, infatti, non si può non intravedere il parallelo con “Be Right Back”, ma dall'altra siamo di fronte a un episodio simbolo del nuovo corso della serie, tanto che per certi versi sembra quasi un seguito di “San Junipero”.

Come quasi sempre in Black Mirror, l'autore inventa un oggetto tecnologicamente estremamente avanzato per ragionare su alcune questioni radicate nel nostro presente. In questo caso si tratta di un dispositivo che gestisce in maniera quasi completamente automatica e attraverso sofisticatissimi algoritmi gli appuntamenti, le relazioni e gli accoppiamenti tra individui, una sorta di dating app ma molto più pervasiva. Al centro della scena ci sono un uomo e una donna, timidi, introversi e attratti l'uno dall'altra.

Come sarebbe una romantic comedy se la scrivesse Charlie Brooker? Sembra essere questa la domanda migliore per interpretare “Hang the DJ”, episodio che in un'ora racconta la storia di due persone che nello sperimentare per la prima volta il dispositivo che regola la ricerca del proprio partner ideale cominciano non solo a conoscere molto meglio sé stessi, ma anche a ragionare sull'impatto della paura – con la sua componente irrazionale e imprevedibile – sull'equilibrio di una storia d'amore.

Senza addentrarci nelle caratteristiche della loro relazione e del regime tecnologico in cui i due protagonisti si muovono, sottolineiamo quanto l'episodio sia scritto calcolando alla perfezione il ritmo ascendente della narrazione e conservando per il finale un twist ottimamente gestito che completa l'efficace climax.

“Hang the DJ” è diretto da Tim Van Patten (per anni regista di alcune serie di punta di HBO come Boardwalk Empire, The Sopranos, The Wire) e incarna quell'anima leggermente positiva e ottimistica che con “San Junipero” ha dimostrato di poter essere una validissima alternativa narrativa per una serie che ha quasi sempre fatto della cupezza la sua principale cifra stilistica.

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