Philip K. Dick's Electric Drams, la recensione

di Attilio Palmieri - 15-01-2018

Su Amazon è disponibile integralmente una serie imperfetta ma sorprendente, un viaggio entusiasmante per gli amanti della fantascienza e non solo



Il 2017 è stato un anno tragico per la televisione britannica, soprattutto a fronte di una produzione internazionale mai così varia e interessante.. Sembrano lontanissimi i tempi in cui televisione inglese significava immediatamente serie TV di qualità, prodotti innovativi in grado di influenzare l'intero mercato internazionale, a partire da quello statunitense. Gli anni in cui dall'Inghilterra arrivavano novità come Sherlock, Downton Abbey e Black Mirror sembrano distanti ere geologiche. Oggi la TV britannica vive sulla scorta di quella americana, fa fatica a trovare nuovi show in grado di sfondare le barriere nazionali e diventare fenomeni internazionali. Per questa ragione si sta aprendo all'esterno, sia dal punto di vista degli sforzi produttivi sia da quello delle influenze. Philip K. Dick's Electric Dreams è esattamente l'emblema di questo nuovo percorso, nel bene e nel male.

Partendo dal livello produttivo, non si può parlare di questa serie senza specificare che si tratta di un prodotto prevalentemente britannico, ma che vede accanto a Channnel 4 la collaborazione economica di Amazon (che in cambio riceve i diritti di distribuzione esclusiva nei mercati internazionali, compreso quello americano). Questa partecipazione consente di realizzare la serie partendo da un budget molto più alto del normale e quindi di delineare l'intero progetto in una forma inedita per la TV inglese. Solo grazie al capitale fornito dalla co-produzione è possibile realizzare una stagione di dieci episodi, cosa assolutamente atipica per la serialità britannica, soprattutto nel caso di show con questo livello di spettacolarità.

Electric Dreams è una serie antologica come quelle di una volta, come Ai confini della realtà (che rappresenterà sempre un modello per molti versi inarrivabile) e come, per fare un esempio più recente, Black Mirror, ex fiore all'occhiello di Channel 4. L'ambizione degli ideatori del progetto però è quella di pescare dai racconti di Philip K. Dick e realizzare una stagione da dieci episodi tutti indipendenti, diversissimi l'uno dall'altro, con attori e autori differenti e di conseguenza con esiti da giudicare di volta in volta. Questa scelta rende la serie altalenante, ma al contempo anche estremamente interessante, perché costituisce un calderone pieno di idee in cui il mondo di Dick emerge con grande autorevolezza anche negli episodi meno riusciti.

Tra le vette più alte c'è sicuramente il terzo episodio, scritto da Jack Thorne (il quale sarà autore della sceneggiatura di Star Wars IV) e interpretato da un magistrale Timothy Spall. Al centro del racconto il rapporto del protagonista con i propri fallimenti in quanto padre e i suoi tentativi di superarli. L'altra chicca è rappresentata dal quinto episodio: scritto da Ronald D. Moore (autore di Battlestar Galactica e di Outlander), racconta la storia di due personaggi, un uomo e una donna, l'uno la proiezione virtuale dell'altro, incarnazioni di desideri inespressi e delle più recondite paure.

Philip K. Dick's Electric Drams è una serie agile da vedere, i cui gli episodi possono essere fruiti in qualsiasi ordine e senza fretta. Non tutto è venuto bene e alcuni episodi sono davvero deboli (il secondo, ad esempio), ma se nel peggiore dei casi il risultato saranno quaranta minuti spesi male (e non sarebbe né la prima né l'ultima volta), nei migliori la serie regalerà un'esperienza visionaria di grande valore.

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