The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story 2x01, la recensione

di Attilio Palmieri - 22-01-2018

L'attesa serie di Ryan Murphy esordisce mostrando uno stile esuberante e personaggi dall'evoluzione molto promettente


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Miami negli anni Novanta era un posto molto particolare, era una delle città più importanti degli Stati Uniti ma anche la terrazza verso i Caraibi; era uno dei porti più ambiti per la comunità gay, quando San Francisco e New York erano flagellati dall'HIV, ma anche un polo fondamentale per il mondo della moda soprattutto grazie a un nome, Gianni Versace. Miami era il suo regno, lì aveva costruito una sorta di impero a partire da una residenza che diceva tutto di lui, del suo amore per la bellezza e delle sue ambizioni. Il 15 luglio del 1997, Gianni Versace viene assassinato fuori dalla sua dimora, colpito mortalmente dagli spari di Andrew Cunanan. La vicenda è tutto fuorché limpida e offre una quantità considerevole di materiale narrativo, tanto che Ryan Murphy l'ha scelta per il secondo capitolo di American Crime Story.

The Assassination of Gianni Versace è il secondo atto del progetto antologico di Ryan Murphy e succede a The People v. O. J. Simpson, stagione che due anni fa ha avuto un successo clamoroso, sia dal punto di vista dell'attenzione mediatica sia dei riconoscimenti sbancando prima agli Emmy e poi ai Golden Globes. L'intenzione di FX e Murphy è quella di fare di ogni stagione una miniserie autoconclusiva in cui viene raccontato un caso di crimine (inteso in senso molto ampio) particolarmente rilevante nella storia recente degli Stati Uniti. Dopo la vicenda legata alla morte di Gianni Versace ci sarà una stagione incentrata sui fatti avvenuti a New Orleans successivamente all'uragano Katrina, mentre per la quarta stagione è prevista una attesissima rivisitazione dello scandalo che ha coinvolto Bill Clinton e Monica Lewinski.

Se The People v. O. J. Simpson era il tentativo di ragionare sul rapporto tra razzismo e celebrità, attraverso la figura bigger than life dell'ex attore e campione di football americano, The Assassination of Gianni Versace si presenta come un'indagine su un crimine legato all'omofobia che racconta anche i double standard presenti tra le star e la gente comune, proprio a partire da Versace, una delle principali icone del mondo gay di quegli anni. Sotto certi aspetti si può già dire che la stagione su O. J. Simpson avesse molto più materiale da raccontare, perché attraverso il punto di vista della squadra di avvocati lo sguardo di Murphy aveva uno spettro molto più ampio. Di contro, questa su Versace stringe nettamente il campo e pur volendo ragionare su una questione universale come l'omofobia, sembra dedicarsi soprattutto all'analisi della persona/personaggio di Andrew Cunanan.

Il pilot è un episodio molto efficace, capace di rispondere a molte delle domande della vigilia e di centrare alcuni fondamentali obiettivi: definire un'estetica personale e riconoscibile, specificare il punto di vista del racconto, intavolare i temi principali della stagione e presentare i personaggi più importanti. Per quanto riguarda lo stile, gran parte del merito è di Ryan Murphy, che in questo caso si mette alla regia e dà forma allo script di Tom Rob Smith (London Spy) grazie a un'estetica barocca e piena di virtuosismi, che fa della macchina da presa la voce principale della vitalità della serie. L'intero episodio è girato con grande dinamismo, attraverso l'utilizzo di inquadrature mai statiche che mettono in evidenza le contraddizioni del mondo queer dell'epoca. Il vertice stilistico però consiste nella sequenza d'apertura, quasi completamente muta: un montaggio alternato sulle note dell'Adagio di Albinoni che vede da una parte la presentazione di Gianni Versace e dall'altra quella di Andrew Cunanan e che termina proprio con il momento dell'omicidio.

C'era molta attesa per il cast e se per quanto riguarda Edgar Ramirez vi erano già parecchie certezze vista l'estrema somiglianza con Versace e il talento dell'attore (vedere la serie TV Carlos per credere), per gli altri c'era molta curiosità e altrettanti dubbi, soprattutto riguardo a Penélope Cruz e Ricky Martin. La prima ha lavorato tantissimo sulla pronuncia offrendo una performance formidabile, mentre il secondo non è ancora giudicabile visto il poco minutaggio in questo pilot, ma la sua forza iconica è sicuramente un valore aggiunto. Il migliore del lotto è però Darren Criss, vero protagonista della serie e faccia murphyana per eccellenza (i due hanno lavorato insieme sia in Glee sia in American Horror Story), il cui overacting si sposa perfettamente con il personaggio.

The Assassination of Gianni Versace parte quindi benissimo, con un pilot molto potente e capace di tenere gli spettatori incollati allo schermo per oltre cinquanta minuti. Alcuni avrebbero preferito interpreti italiani in modo da evitare l'effetto spagnoleggiante, che è senza dubbio un limite della serie; tuttavia la scelta di Murphy ha privilegiato non solo interpreti molto bravi ma anche molto noti in modo da riflettere sulla celebrità anche a partire dagli stessi interpreti.

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