Trapped – 1x01, la recensione

di Attilio Palmieri - 05-02-2018

Un crime dal sapore glaciale per gli amanti delle storie sui detective e dei paesaggi innevati. Dal 5 febbraio su Timvision



Dalla letteratura al cinema il nord Europa ha sempre offerto storie di qualità, capaci di catturare l'attenzione sia del pubblico sia della critica attraverso narrazioni dal ritmo avvincente, un intreccio di qualità e personaggi dalle psicologie sofisticate. Non sono pochi i registi hollywoodiani ad aver approfittato di questa legacy in diversi modi, andando dalla rilocalizzazione statunitense di Insomnia di Christopher Nolan (il film è ambientato in Alaska) alla trasposizione di David Fincher di The Girl with the Dragon Tattoo. Tra le produzioni seriali originali negli ultimi anni si sono distinte Forbrydelsen (di cui The Killing è stato un ottimo remake americano) e Borgen, forse quella che ha ottenuto più premi tra quelle appartenenti a questo filone. Di recente però si è distinta anche Trapped, serie rivelazione islandese la cui prima stagione è andata in onda nel 2015 e che dopo il successo è stata rinnovata per una seconda annata. Da lunedì 5 febbraio sarà disponibile su Timvision e si presenta come uno degli show più interessanti del catalogo.

Trapped è un classico nordic noir ideato e diretto da Baltasar Kormákur (già famoso per Cani Sciolti ed Everest) e racconta la storia di Siglufjörður un piccolo villaggio islandese di un migliaio di abitanti che all'improvviso viene sconvolto dal ritrovamento in mare di un cadavere con la testa e gli arti mozzati. Al muovere la storia c'è naturalmente l'investigazione condotta dal detective Andri, che oltre alle insidie del caso dovrà fare i conti anche con una tempesta in arrivo che renderà più difficili le indagini ma soprattutto bloccherà tutte le vie d'accesso alla città.

Il primo episodio della serie è realizzato con grande mestiere e si concentra soprattutto sulla presentazione del protagonista Andri, il quale come molti suoi omologhi è un personaggio estremamente solo, ferito da una situazione famigliare con la quale non è riuscito ancora completamente a fare i conti e che catalizza nel lavoro tutto il suo malessere, facendo del processo di investigazione una sorta di ossessione. Ciò che dunque costituisce il centro della serie, a giudicare dal pilot, è il doppio livello d'analisi del personaggio che oscilla tra la descrizione di Andri in quanto padre di famiglia a quella che lo vede come portatore di ordine e sicurezza all'interno della comunità locale. Entrambe le prospettive sono accomunate dal concetto di protezione: l'arrivo del sospettato nella città è una sorta di investitura per Andri, che da questo momento è responsabile sia della vita della propria famiglia che di quella dei propri concittadini.

Una delle qualità principali di Trapped è – come spesso accade nei nordic noir – l'ambientazione: la cittadina svolge infatti quasi un ruolo da co-protagonista, in maniera molto simile ad altri crime di successo come Broadchurch. La tormenta in arrivo unita alla sospetta presenza dell'assassino nella piccola Siglufjörður costituiscono una combo micidiale in grado di scatenare il panico negli abitanti. La sensazione di paura data dall'isolamento e quindi di impotenza rispetto a una non specificata minaccia è esaltata alla perfezione dalla colonna sonora realizzata da Jóhann Jóhannsson, compositore di grandissimo talento che ha lavorato in alcuni film di Denis Villeneuve (Prisoners, Arrival, Sicario) e con Aronofsky in Madre!.

Trapped, pur non essendo una serie destinata a cambiare le regole della serialità televisiva, si presenta come un crime fatto in maniera molto accurata, capace a partire dal primo episodio di costruire con precisione sia le basi per la trama investigativa sia la caratterizzazione del personaggio principale. Dal 5 febbraio la prima stagione della serie è disponibile su Timvision e dal pilot non possiamo che consigliarne la visione.

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