Montalbano torna in Tv: la recensione dei nuovi due episodi

di Davide Stanzione - 13-02-2018

Poche calcolate novità e tanto consolidato mestiere negli inediti La giostra degli scambi e Amore, che segnano il ritorno del commissario più celebre della Tv italiana



Il commissario Montalbano è di sicuro il più acclamato e popolare esempio di serialità all’interno della fiction generalista di Rai 1. L’affetto del pubblico negli anni non è mai mancato né scemato, gli ascolti sono sempre stellari, con punte del 40%, e tengono botta anche alla milionesima replica. Il modello letterario fornito dai romanzi di Andrea Camilleri è ovviamente l’ingrediente principale: detective story basiche e archetipiche, immerse in una Sicilia studiata e oleografica, fascinosa ma anche quotidiana, talvolta perfino torbida ma sempre, innegabilmente colloquiale, anche nello spavento e nello sbigottimento.

E poi c’è, naturalmente, l’interpretazione millimetrica di Luca Zingaretti, che ha donato a Montalbano tutto se stesso, cedendo la quasi totalità della sua riconoscibilità di volto e d’icona a questo personaggio burbero, tutto d’un pezzo, ma illuminato da squarci molto singolari di intelligenza e di umanità. Montalbano torna dunque su Rai 1 il 12 e il 19 febbraio con due nuovi episodi, rispettivamente La giostra degli scambi e Amore, con addosso le solite stigmate del prodotto-fuoriclasse, del campione ineguagliabile. Una fama costruita nel tempo e con discreto merito, perché ogni episodio di Montalbano, anche grazie alla perizia editoriale degli autori, è un’unità di luogo, di tempo e di azione irriproducibile altrove, baciata da una luce e da una magia tutte sue.

Salvo Montalbano è ancora una volta maneggiato dall’occhio vigile e scrupoloso di Alberto Sironi, giunto alla sua 32esima regia per la saga: un numero enorme, forse perfino un record, che non può non essere indicativo di un approccio narrativo, estetico e formale che ha raggiunto una dimestichezza non esaltante ma di sicuro invidiabile, forte di una tradizione ormai ventennale che ha portato le avventure del commissario di Vigàta a coincidere, di fatto, con l’essenza del marchio Rai. Alla larga, sia chiaro, da ogni innovazione e sorpresa, perché nessun episodio di Montalbano sposta più in là le ambizioni del proprio linguaggio interno, orgogliosamente medio per vocazione e per definizione, rituale per forza di cose.

La giostra degli scambi e Amore non fanno naturalmente eccezione, pur con qualche slittamento minimo nella confezione e qualche sorpresa di facciata che non mancherà di stupire (c’è una sigla rinnovata e un colpo di scena nel primo episodio davvero enorme, che non possiamo e non vogliamo svelare tra queste righe). Il primo dei due, tratto dall’omonimo romanzo di Camilleri edito da Sellerio, è incentrato su consuete vicende di cronaca nera, in quello che il regista stesso provvede a definire come un paesaggio stralunato pieno di strani indizi.

Tra seduzioni, bizzarrie e rapimenti, la storyline si evolve con convinzione anche grazie alla partecipazione speciale, che in realtà è molto più di un piccolo ruolo, dell’attore milanese Fabrizio Bentivoglio, che si conferma un cavallo di razza coi dialetti (in Dobbiamo parlare di Sergio Rubini aveva sfoderato un romanesco sensazionale e credibilissimo) e riesce a donare al suo personaggio, l’oscuro e pieno di segreti Giorgio Bonfiglio, una verosimiglianza mimica e linguistica non da poco: il suo siciliano, a differenza di quello di altri comprimari della saga, più affettato, artificiale e di maniera, è accorato, azzeccato nell’intonazione, calibrato al millimetro e di grande impatto viscerale e drammatico. Nel corso dell’episodio, che apre le danze nella prima serata del 12 febbraio, non vengono lesinati elementi grotteschi e fortemente cupi, con un incedere macabro che si risolverà in un finale a chiare tinte noir.

In Amore invece, troviamo Montalbano alle prese con la sua notoria inadeguatezza al cospetto dei sentimenti amorosi, con la scomparsa di una ragazza, la bellissima Michela Prestia, e con due attori di teatro tornati a Vigàta per finire insieme i loro giorni: la recita avrà un ruolo determinante nella storia, alterando realtà e finzione in un gioco di specchi al quale la Sicilia è, come tradizione letteraria impone, estremamente avvezza. A fare da filo conduttore c’è un amore malato, che spezza le radici e la catene del tempo o almeno prova a farlo, tentando di cancellare il passato per riscrivere il presente.

Un amore creativo ma anche un amore capace di distruggere, con un dualismo dialettico che è il vero cuore pulsante del racconto (la partecipazione straordinaria, in questo caso, è di Sonia Bergamasco) e che non mancherà di mettere a soqquadro perfino l’integrità di Montalbano, contaminando le indagini del commissario con la post-verità in cui sguazzano le ricostruzioni veicolate dai social network: un approdo obbligato, dal quale nemmeno l’integerrimo e granitico Salvo poteva sottrarsi…

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