The Walking Dead – 8x11, la recensione

di Attilio Palmieri - 15-03-2018

Un infelice e netto passo indietro rispetto ai segnali di ripresa mostrati negli scorsi episodi



C'è una cosa da dire a favore di questa ottava stagione, in mezzo a una lunga serie di inciampi e di errori narrativi: l'aver costruito un parco personaggi molto ampio e aver dato delle coordinate più precise a ciascun gruppo rende la trama principale un po' meno scontata, dipendente da più fattori e condita da una certa imprevedibilità.

Gli autori hanno pensato sul lungo periodo di dare forma alla geografia nella quale si muovono i personaggi, identificando ciascun gruppo con un punto su una ipotetica mappa (per quanto tutt'altro che chiara) e dandosi quindi la possibilità di gestire ogni puntata come una successione di episodi. Questo tipo di alternanza ha un doppio effetto: da una parte crea dinamismo, ma dall'altro prevede la presenza di storie meno interessanti di altre.

Tornando alle cose che non funzionano – di gran lunga superiori a quelle positive – c'è da specificare che questo terzo episodio della seconda metà dell'ottava stagione è tutt'altro che riuscito, soprattutto perché si posiziona come un segmento di transizione in cui non si assiste ad altro che a una sequenza di piccoli spaccati di storyline che avanzano lentamente, ciascuna per la propria strada, senza una reale ed incisiva coesione.

Se si guarda l'episodio più da lontano, si può confidare nel fatto che tutte le singole storyline volgono verso una convergenza, ma sebbene il livello “macro” sia interessante (soprattutto per fare delle previsioni sul finale), il livello “micro” è davvero mediocre ed è caratterizzato da alcune linee narrative pessimamente gestite. Un esempio su tutti è quello delle vicende legate a Gabriel e Carson che vanno a comporre una storyline inutile e insignificante, totalmente accessoria e gestita malissimo. In molti casi si sfiora il ridicolo, perché il dramma e il dolore sono talmente mal gestiti che diventano quasi comici, dando vita a quella ironia involontaria che per una serie del genere è il male peggiore che si possa immaginare.

Per concludere, quest'episodio è un netto passo indietro rispetto ai due che l'anno preceduto e quasi si percepisce la volontà degli autori di rallentare perché ancora distanti dal finale. In questo modo però viene fuori una puntata piena di noia, di momenti inutili, di dilemmi morali dallo spessore di una figurina e con una sola sequenza davvero interessante: Negan ha infatti trovato un nuovo e perfido modo di affrontare i propri nemici, intingendo Lucille nel sangue infetto degli zombie, facendo così di ogni ferita provocata dalla mazza il seme di un'automatica mutazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti