The Walking Dead – 8x12, la recensione

di Attilio Palmieri - 22-03-2018

La presentazione di nuovi personaggi e un faccia a faccia molto atteso nella nuova puntata della serie


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Che direzione sta prendendo questa annata di The Walking Dead? Ne parlavamo già nello scorso recap: nonostante gli alti (pochi) e i bassi (molti), siamo in una fase di leggera crescita, soprattutto per via di una struttura narrativa fatta per migliorare nella seconda parte di stagione, facendo incontrare i personaggi principali e portando a compimento alcune traiettorie narrative che nei primi episodi sembravano totalmente inconcludenti.

Una volta finito l'episodio la prima cosa che salta all'occhio è di tipo strategico: perché se le traiettorie dei personaggi principali stanno andando verso la guerra finale gli autori decidono di presentare un nuovo gruppo di personaggi? Per ora si tratta di pochi elementi, ma la loro sicurezza e alcune battute pronunciate suggeriscono la presenza di un gruppo più numeroso e organizzato. Ora come ora si tratta di una scelta potenzialmente rischiosa, ma è pur vero che, se gestita bene, potrebbe rivelarsi una boccata d'aria fresca anche sul lungo termine. Il titolo della puntata, “La chiave”, potrebbe inoltre essere un indizio sul futuro, l'allusione all'importanza di questo nuovo collettivo.

La maggior parte dell'episodio è equamente divisa in due sezioni: da una parte lo scontro tra Rick e Negan; dall'altra le sequenze che vedono protagonisti i Salvatori e in particolare Simon e Dwight. Si tratta di due facce non amalgamate in modo ideale perché separate da notevoli differenze di ritmo: si va dalla tensione del faccia a faccia tra i due protagonisti alla dilatazione quasi estenuante dei momenti che coinvolgono Dwight e Simon. Riguardo a questi ultimi due l'intenzione sarebbe quella di un approfondimento psicologico, tentando di andare in profondità nelle intenzioni dei personaggi, ma il risultato sono sequenze abbastanza noiose, in cui gli spettatori sanno già con certezza cosa sta succedendo e cosa i due stanno pensando ed è portato così a distrarsi.

Molto più interessanti, invece, le parti con Rick e Negan protagonisti, soprattutto perché si tratta di un confronto atteso e preparato da tanto tempo. Purtroppo però le scelte di messa in scena non sono il massimo perché per quasi tutta la durata delle scene la fotografia è talmente scura che si fa fatica anche a distinguere i personaggi. Certo, è una scelta espressiva precisa, che tra l'altro viene anche esaltata dal contrasto con le fiamme finali, ma ci sentiamo di dire che un momento così importante poteva essere realizzato in maniera più avvincente dal punto di vista stilistico.

C'è una cosa che però The Walking Dead non sta sbagliando: la caratterizzazione di Negan. Dopo essere stato dipinto come il più sanguinario dei villain della serie, quest'ultimo sta vivendo un momento di particolare fragilità, vittima delle regole che lui stesso ha stabilito, tradito dagli ex compagni, in difficoltà dal punto di vista della conservazione del potere e soprattutto incapace di accettare il fatto di aver bisogno d'aiuto.

Nello scontro con Rick gli autori riescono a non mostrare le cose in maniera troppo manichea, spingendo gli spettatori a non parteggiare né per l'uno né per l'altro e forse anche ad essere un po' dispiaciuti per un'eventuale morte di Negan. Il finale, inoltre, con il colpo di scena che lega Negan a Jadis, ha il merito di unire due individui egoisti ma soli, violenti ma in difficoltà, perfetti per una possibile alleanza.

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