The Walking Dead – 8x13, la recensione

di Attilio Palmieri - 27-03-2018

Battaglie, infezioni e trasformazioni in attesa dei botti di fine stagione


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Lo scorso episodio di The Walking Dead ha offerto uno scontro abbastanza emozionante tra i due arcinemici della serie, Rick e Negan, che ha inizialmente messo il dubbio sulle sorti di quest'ultimo per poi svelare il salvataggio/rapimento finale compiuto da Jadis. Come affrontare la questione in quest'episodio? Semplice: non trattandola, preferendo cioè lasciarla in sospeso per dedicarsi ad altro.

Il tredicesimo tassello stagionale si può tranquillamente dividere in tre parti, di cui la prima, la migliore, è ricca di azione, la seconda è il più classico degli intermezzi riflessivi, mentre nella terza ritorna la tensione seppur attraverso un pretesto decisamente mal gestito.

Pur senza il loro leader i Salvatori grazie all'impulso bellico di Simon sono arrivati a Hilltop con le peggiori intenzioni, determinati a fare più morti che prigionieri, non consci però che dall'altra parte avrebbero trovato un gruppo organizzato e in grado di respingere l'attacco. Attraverso una lunga sequenza di battaglia, la migliore da quando la serie è ripartita, gli autori riescono a creare la giusta tensione dimostrando tutta la caparbietà del gruppo capitanato da Maggie. L'unico problema, il solito, è quello di riprese notturne sempre molto buie, che nel voler rappresentare il panico e la confusione della situazione finiscono per rendere il tutto poco decifrabile e quindi meno avvincente di quanto potrebbe essere.

Respinto l'attacco e seppelliti i morti, tutta la parte centrale dell'episodio è dedicata alla riflessione e a un approfondimento dei personaggi che risulta piuttosto banale e strumentale. Una delle figure principali è a questo punto Carol, membro esperto e pieno di ferite interiori che in un dialogo con Tobin descrive in modo un po' semplicistico l'inevitabilità della guerra per raggiungere la pace. La vicenda legata a Morgan è gestita in modo ancora più grossolano e vede quest'ultimo perseguitato dal fantasma di Gavin, simbolo di tutti i suoi sensi di colpa. Il suo passaggio a Fear the Walking Dead è imminente e per lo show sarà quasi come una liberazione. L'ultima dell'elenco è Maggie, il cui approfondimento è ormai estremamente ripetitivo e ricalca la solita sete di vendetta a seguito della morte di Glenn.

Nell'ultima parte dell'episodio ritorna finalmente la tensione, anche se i due spunti narrativi che la generano sono uno totalmente strumentale e l'altro davvero improbabile. Il primo riguarda il piccolo Henry, la cui infanzia è stata distrutta dalla morte del fratello che ha innescato in lui una voglia di vendetta che lo porta a imbracciare una mitragliatrice e a minacciare i prigionieri. Ci vorrà poco, ovviamente, per questi ultimi a disarmarlo e fuggire via. Il secondo riguarda la trasformazione di Tobin, il quale ferito durante la prima battaglia muore e rinasce come errante. I segnali del suo decesso sono chiarissimi ai compagni, ma nonostante ciò nessuno prevede che una volta passato all'altro mondo questi si trasformerà in uno zombie, cosa che – guarda caso – avviene durante la notte, scatenando il panico generale.

A tre episodi dalla fine “Fuori strada” si presenta come un esperimento mal riuscito di dinamizzare la narrazione, rivelandosi soprattutto una puntata interlocutoria in attesa dei botti finali.

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