The Terror, mostri e cannibalismo tra i ghiacci artici. La recensione della prima stagione

di Giorgio Viaro - 18-04-2018

La serie prodotta da Ridley Scott parte dalla spedizione ai confini del mondo conosciuto di due navi della Marina inglese, per finire presto in territori horror



A differenza di quel che si potrebbe pensare, il titolo The Terror non è una dichiarazione di intenti. La Terror e la Erebus sono invece due navi della Marina inglese che nel 1845 si spingono alle estremità conosciute del Mar Glaciale Artico in cerca del famoso Passaggio a Nord Ovest, una rotta che avrebbe consentito di scavalcare le Americhe e risparmiare migliaia di chilometri nei viaggi commerciali verso Oriente.

Quando però l’acqua diventa ghiaccio e il ghiaccio si estende per centinaia di chilometri bloccando gli scafi, le due imbarcazioni si trasformano per oltre cento uomini in un avamposto ai confini del mondo e un riparo sempre più precario, circondati dal nulla, in attesa di un disgelo che potrebbe farsi attendere per anni. A comandarli, il capitano Franklin (Ciaran Hinds), che affida le sue decisioni alla fede nella Provvidenza, e il capitano Francis Crozier (Jared Harris), alcolizzato ma strenuamente razionale, e conoscitore della lingua e delle tradizoni del popolo Inuit. Da qualche parte, tra la nebbia, una creatura metà umana e metà orso si nasconde in attesa di attaccare.

La serie è tratta da un romanzo di Dan Simmons a sua volta ispirato a una storia vera, è a farla breve è un lungo survival movie con mostro incorporato. Ci sono però tanti motivi di suggestione. Innanzitutto la cornice storica e quella ambientale, il modo in cui accolgono un racconto di genere, sono mondi che non siamo abituati ad associare nemmeno quando ragioniamo sul Gotico: è come se La Cosa di Carpenter fosse ambientato in epoca vittoriana, c’è moltissimo sangue e moltissima carne, un senso dell’orrore che è legato all’esaurimento dei corpi quanto a quello della psiche. Come una lunga autopsia di un equipaggio allo sbaraglio.

Poi un lavoro notevole sull'alienazione: man mano che la storia procede lo sguardo si svuota, dalle cabine e dai corridoio tortuosi nella pancia delle due navi si esce tra gallerie e caverne ghiacciate, e alla fine restano infinite distese di sassi, come macerie di un mondo esaurito. Dove non esiste più contesto l’uomo trova riferimento solo in se stesso, e a quel punto - quando l’orrore è maggiore - anche la natura teatrale della serie (subito palese in costumi, parrucche, scenografie, perfino nel modo in cui le battute vengono portate) si fa più vivida, perché tutto si riduce definitivamente a uno scontro puro di caratteri (cioè di umori, morali, sentimenti).

Il soprannaturale è centellinato, nella dimensione horror e quando si tratta di rappresentare il punto di fuga mentale dei morenti: questi - onirici, allucinati - sono gli attimi più suggestivi delle dieci puntate, quelli più arbitrari e rischiosi, estranei a tutto il resto ma in fondo destinati a fissare il tono generale.
The Terror avrebbe potuto essere il racconto dei superstiti di un sottomarino, in fondo al mare, o di un equipaggio alla deriva nello spazio, ma il complimento migliore che gli si può fare è che della sua scelta d’ambiente, Storia e personaggi, non fa mai spreco.

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