I'm Dying Up Here – Stagione 1, la recensione

di Attilio Palmieri - 30-04-2018

La prima annata della serie di Showtime dedicata ai comedian degli anni Settanta offre un'intrigante ricostruzione storica e tanto divertimento


VAI ALLA SERIE VEDI ALTRE RECENSIONI


I'm Dying Up Here è una serie di Showtime che ha ricevuto un discreto successo di critica negli Stati Uniti ed è stata venduta e apprezzata anche all'estero. Diciamolo subito: non si tratta di una serie ground breaking, non si tratta di uno show che sposta gli equilibri e che ambisce a creare un prima e un dopo. Tuttavia, è senza dubbio un progetto riuscito, capace di utilizzare armi creative abbastanza affilate e dal successo assicurato.

A partire dal romanzo omonimo di William Knoedelseder, I'm Dying Up Here è una serie che tenta di ricostruire e raccontare il mondo degli stand up comedian della Los Angeles degli anni Settanta con particolare attenzione ai dettagli e al clima culturale dell'epoca, mettendo al centro un parco personaggi folto e variegato. In un periodo televisivo in cui le donne sono le protagoniste assolute di tanti racconti seriali – si veda il successo di The Handmaid's Tale e Big Little Lies – anche uno show del genere, che in altre condizioni avrebbe probabilmente raccontato un mondo popolato da soli uomini, imposta il racconto anche da una prospettiva femminile, provando a narrare le difficoltà dell'essere donna all'interno di questo ambiente.

La prima grande qualità della serie è data dalla ricostruzione storica grazie alla quale emerge una Los Angeles estremamente affascinante ma non per questo priva di difetti. Non si fa fatica a immaginare il perché dell'efficacia di questo procedimento, visto il successo dei period drama che guardano nostalgicamente a quel decennio. I'm Dying Up Here, infatti, si inserisce in quel filone in cui si trovano anche The Get Down, The Deuce e Vinyl. Come quest'ultima serie – la cui cancellazione da parte di HBO fa ancora male agli amanti di Scorsese e Winter – anche quella di Showtime ha l'ambizione di riportare alla luce un mondo perduto ma da molti fortemente rimpianto, ed è evidente la cura maniacale per quanto riguarda tutti i dettagli, dall'arredamento, ai costumi fino alle automobili.

I'm Dying Up Here è una serie che, attraverso la messa in scena del The Comedy Store, locale losangelino che ospita i maggiori talenti della comicità, gestito da Mitzi Shore (interpretata da una bravissima Melissa Leo), offre un ritratto affettuoso e dettagliato di un mondo poco conosciuto dal pubblico italiano, che però diventa per gli autori il mezzo per veicolare alcune delle principali questioni di quel decennio. Attraverso i monologhi degli artisti che si susseguono sul palco, infatti, gli autori raccontano lo spaesamento esistenziale degli anni Settanta, l'impegno per una rivoluzione culturale e generazionale (che passa anche attraverso accese battaglie civili), ma forse soprattutto il bisogno di quasi tutti i protagonisti di significare qualcosa agli occhi degli altri, di essere protagonisti della storia.

Nel corso della prima stagione la serie si sviluppa secondo una trama purtroppo decisamente prevedibile, che pur senza particolari difetti dal punto di vista narrativo, dà l'impressione che gli autori abbiamo giocato un po' di rimessa, cercando soluzioni comode e in grado di colpire al cuore il pubblico (non lesinando in materia di sentimentalismo) sacrificando la volontà di osare. L'analisi delle contraddizioni del mondo dei comedian degli anni Settanta finisce purtroppo per rimanere un po' sullo sfondo lasciando il posto a storie molto più classiche, incentrate prevalentemente su canonici rapporti familiare e problematiche annesse. La speranza è che nella seconda stagione, a partire dalle buone cose proposte nella prima, gli autori sappiano lavorare con maggiore coraggio e creatività.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti