Il miracolo: sporcarsi le mani col sangue e col sacro. La recensione dei primi due episodi della serie-evento di Niccolò Ammaniti

di Davide Stanzione - 04-05-2018

Abbiamo visto in anteprime le due puntate iniziali del fascinoso e insolito racconto seriale che lo scrittore Premio Strega ha creato per Sky: ecco le nostre impressioni



Una madonnina che lacrima sangue, ritrovata in un blitz ai danni del boss Molocco, responsabile della strage di Catanzaro. Ma non a gocce, bensì a litri e litri, così tanti da creare intorno al volto zuppo della Vergine Maria una maschera liquida, una protesi da film horror. Ettolitri di liquido rosso e viscoso, che si riversano a fiumi fuori di essa, senza alcuna spiegazione scientifica, sfidando in maniera impressionante le leggi della fisica come nessun altro evento ultraterreno ha osato fare fino a questo momento. Talmente contro natura da spingersi alle soglie della farsa.

Date le proporzioni inspiegabili di un accadimento già di per sé straordinario, che potrebbe diventare un caso di sicurezza nazionale con milioni di pellegrini disposti a spostarsi in pochi giorni per prostrarsi al cospetto della Madonna dissanguata, le autorità convocano Fabrizio Pietromarchi (Guido Caprino), premier italiano ormai in disarmo, con alle porte un referendum a lui direttamente connesso che pare già perso e la prospettiva concreta che l’Italia esca dall’Europa.

Il miracolo dello scrittore Niccolò Ammaniti, serie in 8 puntate che andranno in onda il martedì alle 21.15 su Sky Atlantic e Sky Cinema Uno a partire dal prossimo 8 maggio, parte da questa premessa spiazzante, dove la suggestione fa rima col terrore, la meraviglia con la paura e lo sbarrare gli occhi: un’idea di sceneggiatura ambiziosissima, sopratutto per le implicazioni che l’evocazione del divino e delle sue manifestazioni concrete e terrene non può non comportare, scomodando in un colpo solo intelletto e ragione di Stato, Fede e scienza.

Il primo ministro italiano protagonista, fittizio, ombroso e dal passo sofferto, anche se con qualche striatura per forza di cose renziana (“Stando ai sondaggi, altro miracolo!”), è il personaggio in cui la serie si rispecchia direttamente, come dimostra efficacemente la scena in cui Pietromarchi si ritrova al cospetto della statua della Madonna che ormai affolla i suoi incubi e la tocca, la setaccia avidamente e scompostamente, con una carnalità inquieta e animalesca.

In quella sequenza si respira tutta la voglia della serie di sporcarsi le mani col sangue e col sacro (in una parola: col potere). Ma anche con la concretezza degli istinti bassi (il prete di Tommaso Ragno, ex missionario in Africa, divorato da pulsioni incontenibili come il sesso, il gioco d’azzardo e la pornografia), costretta a convivere con un riscatto spirituale e metafisico che si manifesta, se lo fa, in maniera altrettanto irrequieta e fuori scala. Non concedendo pertanto, in apparenza, alcun tipo di appiglio celeste misurabile, né tantomeno approdi religiosi avvicinabili e consolatori.

Gli elementi di partenza potrebbero sembrare pretestuosi (il silenzio del Vaticano, la convocazione forzata della politica), ma la serie, già nelle prime due puntate - più dark la prima, più varia per temi e toni la seconda - accumula fin da subito sprazzi di senso e ambizioni corali dall’attitudine romanzesca. In un perfetta compenetrazione tra la cupezza dell’ossatura letteraria di Ammaniti, al suo esordio al timone di un progetto completamente cinematografico dopo aver visto adattati per il grande schermo cinque dei suoi sette romanzi, e i ritmi e le esigenze del racconto seriale.

Senza spiegare necessariamente tutto, ma dando ai singoli blocchi del racconto delle premesse ombrose che mettono senz’altro una dannata curiosità per i successivi sviluppi, soprattutto quelli scientifici legati al sesso, al DNA e al volto, per ora appena accennati, con Alba Rohrwacher nei panni di una biologa con a carico l’anziana mamma, malata terminale. I rischi maggiori, invece, sono quelli legati all’esoterismo di fondo e alle implicazioni orrorifiche, da incasellare al meglio, ma anche su questo versante Il miracolo dimostra spalle larghe a sufficienza per poter spiazzare in positivo e sorprendere con continuità nelle prossime puntate.

Per il momento Ammaniti, ideatore ma anche sceneggiatore e regista delle 8 puntate (per altrettanti giorni di narrazione), dietro la macchina da presa insieme a Lucio Pellegrini e Francesco Munzi, si concede ottime musiche a profusione, con l’elettronica del messicano Murcof usato come un drone per planare sui personaggi, dei titoli di coda notevoli con Il mondo di Jimmy Fontana e un’oscillazione tanto spericolata quanto magnetica tra family e supernatural drama, tra political drama e chissà quante altre eccedenze imprevedibili che un miracolo, per forza di cose, non può che portare con sé.

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